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Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate (quello del porcellino o quello del chisol per i Mantovani). E’ un santo antichissimo e molto venerato e la sua immagine si trova ancora in molte stalle a protezione del bestiame (qui potete leggere come il santo divenne protettore degli animali).
Oggi però vorrei ricordare che c’è anche un altro Antonio veneratissimo ed è Antonio da Padova che si festeggia il 13 giugno. Alcuni infatti confondono le due figure e a Padova c’è un proverbio che dimostra come sia difficile distinguerli a volte.
“Sant’Antoni dalla barba bianca,
fame cater quelo che me manca”.
Il primo verso fa riferimento a Sant’Antonio abate, quasi sempre rappresentato con una barba fluente e morto in età avanzatissima (forse più che centenario) mentre la morte colse Antonio da Padova molto giovane.
La seconda parte del proverbio ricorda invece la capacità dell’Antonio, santo francescano nato a Lisbona, di far ritrovare gli oggetti perduti recitando il Siqueris*.
Chissà se a qualcuno è capitato di votarsi all’Antonio “sbagliato”, anche se trattandosi di santi non dovrebbero esserci problemi di gelosie o gerarchie.
Per concludere ricordiamo che a Mantova c’era un’importantissima chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate che si trovava dove oggi c’è la Biblioteca Baratta e che invece a Sant’Antonio da Padova è dedicata la prima cappella grande a sinistra appena entrati nella basilica di Sant’Andrea (la pala d’altare rappresenta la predica di Sant’Antonio a Ezzelino da Romano).
Per chi volesse approfondire su Sant’Antonio abate trova anche su questo blog:
– S.Antonio Abate in Cattedrale: presenze ed assenze
– S.Antonio abate: protettore degli animali e guaritore! Perchè…;

Nella foto la statua di Sant’Antonio Abate nella chiesa abbaziale di San Benedetto in Polirone, opera di Begarelli.

Giacomo Cecchin