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Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, questo l’incipit dell’Orlando Furioso che Ludovico Ariosto leggeva in anteprima a Isabella d’Este qui a Mantova. Solo per questo la città potrebbe essere definita cavalleresca ma in realtà c’è molto di più a caratterizzarla in tal senso. Basti pensare ai cavalieri della tavola rotonda che cercano il Graal (e il Graal è a Mantova dicono i Gonzaga) e sono dipinti negli affreschi di Pisanello, ai cavalieri dell’Ordine del Redentore che hanno i Sacri Vasi nel medaglione o alle armature del Museo Diocesano e agli ex voto del Santuario di Santa Maria delle Grazie. Mantova è piena di riferimenti cavallereschi e allora eccovi un percorso in 5 tappe alla ricerca dei cavalieri a Mantova (itinerario da realizzare con in sottofondo la lettura dell’Orlando Furioso o dell’Innamoramento di Orlando – per saperne di più cliccate qui).

Gli affreschi di Pisanello – L’itinerario deve partire (ça va sans dire) dalla Sala di Pisanello dove il pittore Antonio Pisano affresca sulle pareti un torneo di cavalieri della tavola rotonda. Il riferimento è proprio il ciclo arturiano, trasportato a Mantova con la rappresentazione di un castello che sembra proprio quello di San Giorgio e i duellanti che portano i colori araldici dei Gonzaga, il bianco, il rosso e il verde (le tre virtù teologali fede, speranza e carità). La scelta di questo tema è legata sicuramente alla presenza in città della reliquia del Sangue di Cristo e al suo legame al Graal ma anche al desiderio dei Gonzaga di vedere rappresentato su parete le gesta dei cavalieri descritte nei romanzi cavallereschi. Basti pensare a Dante e a quando scrive di Paolo e Francesca: “Noi leggevamo un giorno per diletto, di Lancillotto e come amor lo strinse…”. Un’ultima curiosità: dai finestroni della sala si poteva assistere ai tornei che si svolgevano nell’attuale Piazza Pallone.

Il Palazzo della Ragione – forse non tutti notano gli affreschi che decorano, in alto, le due pareti corte del grande salone del Palazzo della Ragione. Dopo i recenti restauri sono ancora più suggestivi: dalla parte dell’ingresso vediamo delle grandi navi ma sono gli affreschi sulla parete opposta che ci interessano oggi. Si vedono dei cavalieri in armatura a cavallo che vanno in battaglia. Potrebbero essere dei crociati o addirittura dei templari visto che il Palazzo della Ragione è del 1250. Due collegamenti interessanti: l’edificio viene costruito a fianco della Rotonda di San Lorenzo che è un piccolo Santo Sepolcro (realizzato secondo la tradizione per volere di Matilde di Canossa) ed è legato alla Terra Santa, anche se la costruzione precede la prima crociata; in secondo luogo occorre ricordare che a Mantova c’era una chiesa templare, San Giovanni al Tempio, nei pressi del Rio e lungo l’attuale via XX Settembre.

I cavalieri dell’Ordine del Redentore – la prossima tappa dell’itinerario è la basilica di Sant’Andrea e in particolare due luoghi ben precisi. Il primo è la balaustra ottagonale che impedisce di calpestare il luogo dove sono conservati i Sacri Vasi, la reliquia custodita nella cripta in un altare cassaforte. Forse non tutti sanno che la decorazione bronzea che circonda la scritta centrale è la riproduzione del collare dell’Ordine cavalleresco del Redentore*, creato dal duca Vincenzo I nel 1608 e che vede i Sacri Vasi nel medaglione centrale e l’impresa del crogiolo come elemento di collegamento degli anelli. L’altro luogo è invece la seconda grande cappella a sinistra della navata, riconoscibile per un’ancona lignea con l’immagine della Vergine al centro, San Longino e Sant’Andrea ai lati e in alto l’Annunciazione. E’ la cappella dei cavalieri e dalle due porte ai lati dell’altare si accede alla sagrestia dell’Ordine.
* il modello dell’Ordine del Redentore era quello dell’Ordine del Toson d’Oro, di cui Vincenzo era membro.

Le armature del Museo Diocesano – spostiamoci ora al Museo Diocesano dove troviamo alcuni degli stemmi dei cavalieri dell’Ordine del Redentore ma soprattutto una collezione di armature quattrocentesche davvero unica al mondo. Dobbiamo infatti considerare che l’armatura per i cavalieri era uno strumento di lavoro (nel mondo del lavoro di oggi potremmo definirla un DPI, ovvero un Dispositivo di Protezione Individuale) e quindi si danneggiavano molto facilmente. E’ difficilissimo quindi averne di molto antiche. Quelle di Mantova sono tra le più antiche ed è questo, oltre alla loro qualità, che le rende uniche. Queste armature provengono però dal Santuario delle Grazie. Fu nel 1930 il barone inglese Sir James Gow Mann a scoprire che invece che di cartapesta alcune delle armature dei manichini erano pezzi autentici. E’ proprio al Santuario che concludiamo il percorso di oggi.

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie – quando si entra in chiesa tutti sono colpiti dal famoso coccodrillo appeso all’inizio della navata. Tuttavia il Santuario è caratterizzato da un’impalcata lignea, unica al mondo, dove sono esposti dei manichini che rappresentano dei miracoli e soprattutto degli episodi di salvezza per grazia ricevuta, in particolare dalla Vergine. Molti di questi personaggi sono cavalieri e le armature del Museo Diocesano vengono proprio da qui, scambiate per anni per elementi di cartapesta e invece veri e propri strumenti di guerra. Oltre a questo riferimento cavalleresco non possiamo dimenticare le palle d’artiglieria murate in una lapide posta sulla destra dell’ingresso della chiesa. Sono proiettili che vengono dall’assedio di Pavia del 1522 e la curiosità è che, in un post cavalleresco, segnano la fine delle battaglie combattute tra i cavalieri e da gentiluomini (basti ricordare l’Orlando Furioso da cui siamo partiti e i versi che stigmatizzano l’artiglieria
“O maladetto, o abominoso ordigno,/che fabricato nel tartareo fondo/fosti per man di Belzebù maligno/che ruinar per te disegnò il mondo” e sottolineano la fine della cavalleria con l’arrivo degli archibugi).
Sul Santuario delle Grazie trovate qui altre curiosità.