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E ‘strano pensare ad una chiesa costruita da un architetto militare * eppure è quello che la tradizione ci racconta sul santuario delle Grazie.
Il maestro di San Pietro, noto per aver costruito non solo il castello di Ferrara ma anche quello di Mantova, il castello di San Giorgio, su incarico di Francesco I Gonzaga, quarto capitano del popolo.
In effetti se li osserviamo i castelli delle due città sono simili per molti motivi anche se quello è stato ingentilito nei secoli successivi. innalzando le torri e coronandole con attici balaustrati. Pensiamo alla struttura quadrata, al fatto che sono stati fatti partendo da una torre preesistente e alla loro posizione ai margini della città ** pensata proprio per particolari esigenze difensive.
Entrambe le famiglie sono benissimo per il fatto che il castello è stato progettato non per proteggerli in primo piano, ma si tratta di congiure interne e dai tumulti di piazza. Per questo dovevano essere lungo le mura in modo da consentire anche un’eventuale fuga ***.
Ma torniamo al santuario. A Mantova a Bartolino si attribuisce anche la chiesa delle Grazie. In effetti se si prova un immaginarne la facciata senza il porticato rinascimentale che ne ha ingentilito l’attesa, si coglie la struttura massiccia con due finestroni che si assomigliano più a lungo feritoie e l’assenza del rosone, con i due contrafforti in rilievo posti ai lati della facciata.
Bartolino è un vero e proprio archistar della fine del ‘300, apprezzato per le sue qualità e abilità di architetto militare ma anche per la sua versatilità. A Mantova è l’artista in grado di dare concretezza ai sogni di Francesco I Gonzaga, il primo della famiglia ad ammalarsi di quel “mal della pietra” che ha colpito i suoi discendenti tanto da rendere un successo il complesso del Palazzo Ducale.

Per approfondire
La voce su Bartolino da Novara dal sito della Treccani

* eppure a Mantova ricordiamo anche la facciata attuale della cattedrale di Piazza Sordello costruita dall’architetto militare Niccolò Baschiera.
** è un’affermazione che sembra in contrasto con l’attuale posizione del castello estense al centro della pianta di Ferrara. Ma in realtà noi stiamo parlando della Ferrara della fine del ‘300. Sarà infatti il duca Ercole che, con l’addizione Erculea, raddoppierà la superficie della città e farà diventare il castello il baricentro della città. E’ un po’ come se il castello fosse stato al centro del dorso della copertina di un libro chiuso e noi lo aprissimo.
*** questa di avere la via di fuga per salvare le ire dei cittadini lo si vede anche a Castelvecchio a Verona colomba il ponte fortificato che dal castello attraversa l’Adige non era una via di entrata ma una via di uscita per i Della Scala in caso di sommosse oppure al volto che il fronte fortificato del Castello Sforzesco a Milano è verso la città e non viceversa.