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“Intorno alla concava, inclinata Piazza del Campo… corre un anello di pietra lungo poco più di trecento metri. Su questo perimetro, cinque giorni prima del Palio, una speciale miscela di tufo o sabbia, conservata e curata d’anno in anno in certe cantine dei magazzini del comune, viene sparsa e pressata per uno spessore di venti centimetri e una larghezza di sette metri e cinquanta. Si dice allora che “c’è la terra in piazza”, ossia che la febbre della gara è entrata nello stadio acuto”. Fruttero & Lucentini, Il Palio delle contrade morte, 1983

Oggi a Siena si corre il Palio e pur essendoci, a prima vista, poche similitudini tra la città toscana e Mantova si possono trovare molti punti di contatto.
Pensiamo ad esempio che i cavalli dei Gonzaga erano richiestissimi per questo tipo di gare e corsero non solo a Siena ma anche a Ferrara.
D’altra parte a Palazzo Te la sala più importante della villa è decorata con i cavalli delle scuderie gonzaghesche. Quando l’imperatore Carlo V arriva a Mantova nel 1530 fargli vedere i destrieri gonzagheschi era come mostrargli oggi le Ferrari oppure dei potentissimi strumenti di combattimento.

(informazione aggiunta alle 21.00 – Il Palio della Madonna di Provenzano è stato vinto dal Drago. Qui trovate alcune informazioni  e qui il link al video della carriera.
Potete anche leggere uno splendido articolo sul Palio scritto da Daniele Manusia e pubblicato su Internazionale – lo trovate qui)

(informazione aggiunta alle 20 di giovedì 16 agosto – Il Palio dell’Assunta è stato vinto dalla Lupa. Qui trovate alcune informazioni e qui il link al video della carriera.

Ringrazio di cuore l’amico fotografo Paolo Barni che segue appassionatamente e visceralmente il Palio per avermi consentito di pubblicare queste foto dell’ultima carriera. Secondo me sono splendide. Il suo sito è http://www.negativodigitale.com


Ecco allora un breve glossario senese per fornire un po’ di informazioni a chi oggi voglia seguire il Palio con maggior consapevolezza e un sito dell’amico Paolo Barni (www.negativodigitale.com) con fotografie in bianco e nero che raccontano la corsa meglio di tante parole. Per chi invece volesse saperne di più sulle contrade e sulla loro dislocazione eccovi un link interessante.

Glossario breve
Barberi
– E’ il nome dato ai cavalli che corrono il Palio. Si tratta di mezzosangue cresciuti in allevamenti senesi e che sono scelti da una apposita commissione prima della corsa. Il mezzosangue è detto anche anglo-arabo e nasce dall’incrocio fra un puro sangue inglese e un puro sangue arabo. I cavalli sono benedetti negli Oratori delle varie contrade nel pomeriggio del giorno del Palio. Dal termine Barberi deriva l’attributo di barbareschi per gli incaricati della cura dei cavalli che ogni contrada sceglie prima dello svolgimento della gara.

Balzana – E’ lo scudo bianco e nero simbolo della città insieme alla lupa che allatta i gemelli. Secondo una tradizione Siena è stata fondata dai figli di Remo, Senio e Aschio, che dopo l’uccisione del padre lasciarono Roma portando con sé la statua della lupa e si stabilirono sulle colline toscane. I due colori della città deriverebbero secondo la tradizione più accreditata dal fumo dei due fuochi accesi dai fratelli, bianco per Diana e nero per Apollo. Secondo altre versioni dal fatto che Senio cavalcava un cavallo bianco e Aschio un cavallo nero.

Battaglie – Parlando di Siena non si può non citare la battaglia di Montaperti. Il 4 settembre 1260 i ghibellini senesi, capitanati da Provenzan Salvani sconfiggono le truppe della guelfa Firenze in una cruenta battaglia campale. I senesi ottengono la vittoria anche grazie al tradimento di Bocca degli Abati, personaggio che milita nelle file fiorentine. Durante la battaglia Bocca taglia la mano che regge lo stendardo di Firenze e togliendo ogni riferimento ai fiorentini ne provoca la ritirata. Nelle battaglie dell’epoca sono importantissimi i segnali sonori (i tamburi e le campane del carroccio) e quelli visivi (bandiere, gonfaloni, elmi e cimieri) che incitano o gettano nello sconforto i combattenti. I senesi sono appoggiati da fuoriusciti fiorentini guidati da Farinata degli Uberti, dalle truppe imperiali di Manfredi, figlio naturale di Federico II di Svevia, e da soldati di altre città toscane. Per fornire un quadro storico dettagliato occorre citare anche la successiva battaglia di Benevento (26 febbraio 1266) dove trova la morte Manfredi, sconfitto da Carlo d’Angiò, la battaglia di Tagliacozzo (1268), dove lo stesso re francese sconfigge Corradino di Svevia (nipote di Federico II poi decapitato a Napoli). Anche a Campaldino, vicino a Poppi, si scontrano guelfi fiorentini e ghibellini d’Arezzo. In questa piana del Casentino l’11 giugno 1289 le truppe fiorentine sconfiggono gli aretini delineando il tramonto delle fortune ghibelline in Toscana. Per Firenze combatte il giovane Dante Alighieri che ricordò l’episodio nella Commedia (Inferno, XXII, 1-9 “Io vidi già cavalier muover campo,/E cominciare stormo, e far lor mostra,/ E talvolta partir per loro scampo;/ Corridor vidi per la terra vostra,/ O Aretini, e vidi gir gualdane,/ Fedir torneamenti e correr giostra;/Quando con trombe, e quando con campane,/Con tamburi e cenna di castella,/E con cose nostrali e con istrane.”).

Biccherna – Il nome deriverebbe da Blacherne, il palazzo imperiale di Costantinopoli. Si tratta delle tavolette utilizzate come coperture dei libri delle amministrazioni finanziarie della Biccherna e della Gabella. Queste istituzioni si rinnovavano ogni sei mesi e al termine della gestione facevano rappresentare sulle tavolette episodi, stemmi o personaggi importanti del periodo dai pittori senesi più importanti. Le tavolette vanno dal 1258 al 1682. Famoso esecutore delle coperture delle Biccherne (attualmente conservate presso l’Archivio di Stato di Siena) fu Dietisalvi di Speme oltre naturalmente a Duccio di Buoninsegna.

Bottini – Sono i cunicoli sotterranei scavati per portare acqua alle fonti della città. Il nome deriva dalla loro caratteristica volta a botte. Sono lunghi decine di chilometri e sono stati realizzati soprattutto nel medioevo da esperti artigiani chiamati maestri, ma anche da semplici manovali, operai non specializzati, e dalle donne che erano adibite ai lavori meno pesanti. I bottini sono costituiti da due rami principali posti su due livelli diversi: il più antico noto come bottino di Fontebranda che si snoda nella zona nord di Siena ed un secondo ramo, noto come Fonte Gaia, di costituzione più recente e più lungo che alimenta anche la fonte posta in piazza del Campo. Le fonti erano importanti per Siena, città distante da fiumi di una certa importanza. Per questo le fontane senesi, a parte il caso di fonte Gaia in piazza del Campo, privilegiano la praticità della struttura più che l’aspetto decorativo. Le fonti erano per lo più suddivise in tre vasche di raccolta, collocate a vari livelli di altezza. Quella collocata più in alto, che riceveva “l’acqua nova” che sgorgava dal muro conteneva quella che oggi chiameremmo “acqua corrente” da utilizzare per bere e cucinare. La seconda vasca si alimentava dal “supero” della prima e, essendo meno pulita, serviva per abbeverare gli animali. Nella terza, collocata in basso, si potevano lavare i panni senza rischiare di sporcare le altre. Il trabocco finale, poi, veniva utilizzato per scopi artigianali (ad esempio per lubrificare le mole degli arrotini o dai mugnai) o per innaffiare i campi circostanti. I due bacini, indistintamente, servivano poi come perenne riserva d’acqua in caso di incendi.

Carroccio – Grande carro a quattro ruote che costituiva il simbolo delle libertà comunali. Durante le battaglie stava al centro dello schieramento come punto di riferimento con il Gonfalone, i colori della città e la martinella, la piccola campana che serviva ad incitare i combattenti. Il carroccio era utilizzato anche per le celebrazioni religiose e come ricovero dei feriti e in quanto ultimo baluardo era difeso strenuamente: ricordiamo quello della lega lombarda durante la battaglia di Legnano e naturalmente quello dei senesi durante lo scontro di Montaperti. Alcune parti del carro senese di Montaperti sono tutt’ora conservate all’interno della cattedrale della città. Nel corteo che precede il Palio il carroccio trainato da quattro buoi di razza chianina porta in piazza il Drappellone e il Gonfalone del comune.

Cattedrale – Chiesa nella quale ha sede la cattedra vescovile. Ogni città ha di regola una sola cattedrale. A Mantova invece le cattedrali sono due: il Duomo dedicato a San Pietro e la concattedrale di S.Andrea, elevata a questo titolo nel 1938. Molto spesso la cattedrale e il duomo coincidono come avviene a Siena dove la chiesa è dedicata all’Assunta, da sempre protettrice della città. Con l’attributo di Duomo ci si riferisce alla chiesa principale di una città.

Chianina – Bovino di antica razza italiana (citato anche da Virgilio nelle Georgiche), attualmente allevato in quasi tutta la Toscana. E’ la razza bovina più grande al mondo (gli esemplari adulti raggiungono i 2 metri al garrese e i 17 quintali di peso) ed è caratterizzata dal tipico mantello bianco. I vitelli nascono fromentini, della tonalità del grano maturo, e cominciano a cambiare colore a tre mesi di età. In passato era utilizzato soprattutto come animale da tiro ma con l’avvento della meccanizzazione agricola si è sviluppato l’allevamento per la produzione di carne. Sono quattro buoi di razza chianina a trainare il carroccio durante il corteo storico che apre il Palio.

Cinta senese – E’ il tipico maiale senese. Ha orecchie pendenti che scendono a coprire gli occhi per proteggerli dai rovi del sottobosco nei quali grufola l’animale. L’elemento più caratteristico è quello della fascia bianca, una vera e propria cintura, che compie un giro completo all’altezza del garrese e copre anche le zampe anteriori. La cinta senese cresce in pascoli bradi ed è particolarmente adatta alle colline senesi. E’ una razza così antica che si ritrova rappresentata nel grandioso affresco di Ambrogio Lorenzetti sugli effetti del Buon Governo in campagna. Recentemente si è assistito ad un rinnovato interesse verso l’allevamento della cinta senese che ha consentito di evitare la perdita di una razza italiana autoctona e il recupero di prodotti tipici della salumeria toscana.

Contrade – Corrispondono alle suddivisioni dei terzieri senesi e hanno origini molto antiche. Derivano il loro nome dalla zona di cui sono sorte o dalla compagnia militare che aveva sede nel loro territorio. Ogni contrada ha un proprio stemma, colori, motti, inni e organi di governo (il più importante è il Priore). Ogni senese appartiene per nascita alla contrada in cui vive la famiglia e in caso di genitori di contrade diverse sono quest’ultimi a scegliere l’appartenenza. Le contrade hanno una propria sede e una chiesa od Oratorio nella quale si celebra la benedizione del cavallo prima del Palio. Le contrade sono amiche o nemiche: questo diventa importante soprattutto per le alleanze in corsa. Riportiamo una tabella che evidenzia alleanze e rivalità.

 

Contrada Alleate Rivali
Contrada
Alleate Rivali
Aquila
Civetta Drago Pantera Nicchio Bruco Onda Tartuca Montone
Bruco Chiocciola Istrice Nicchio Torre Nessuna Oca Nessuna Torre
Chiocciola Bruco Istrice Pantera Selva Tartuca Onda Nicchio Tartuca Montone Torre
Civetta Aquila Giraffa Istrice Pantera Liocorno Pantera Chiocciola Civetta Giraffa Liocorno Aquila
Drago Aquila Nessuna Selva Chiocciola Tartuca Nessuna
Giraffa Civetta Istrice Pantera Nessuna Tartuca Leocorno Nicchio Onda Selva Chiocciola
Istrice Bruco Chiocciola Civetta Giraffa Lupa Torre Bruco Oca Onda
Liocorno Pantera Tartuca Civetta Montone Onda Nicchio
Lupa Nessuna Istrice  

Le contrade soppresse – Nel XVI secolo esistevano contrade che si sono successivamente estinte per incorporazione nelle altre contrade: sono la contrada del Gallo, del Leone, dell’Orso, della Quercia, della Spadaforte e della Vipera. Si suggerisce di leggere a tale proposito il romanzo di Fruttero & Lucentini intitolato il Palio delle contrade morte, che descrive una corsa cui partecipano anche le contrade estinte e fa vivere l’atmosfera del Palio.

Drappellone – E’ il nome dato dai contradaioli al Palio, il drappo di seta dipinta che si attribuisce alla contrada vincitrice della corsa. In origine si trattava di un taglio di stoffa pregiata e poi di uno stendardo. Oggi la decorazione del Palio è affidata ad artisti più o meno noti (in passato si ricordano Mino Maccari e Renato Guttuso). Il drappellone è benedetto prima dello svolgimento della corsa. Il 1 luglio nella chiesa della Madonna di Provenzano, il 14 agosto nella Cattedrale prima della corsa dedicata all’Assunta.

Governo dei Nove – I nove erano un’oligarchia espressione dell’alta borghesia e hanno governato la città nel momento del suo massimo fulgore (1287 – 1355).

Maestà – Rappresentazione del Cristo o della Madonna col bambino in trono adorati da angeli e santi, posti frontalmente sull’esempio delle raffigurazioni tardoantiche degli imperatori. E’ espressione tipica della pittura del duecento-trecento. La Maestà di Duccio di Buoninsegna presenta la Vergine seduta sul trono con il bambino in grembo e affiancata dai quattro santi protettori di Siena (Ansano, Savino, Crescenzio e Vittore).

Mossa – E’ il nome dato alla partenza del Palio. La mossa è valida quando il mossiere non spara il mortaretto che la annulla. Il mossiere ha il compito di chiamare i cavalli nell’ordine sorteggiato per la corsa. Una volta che le prime nove contrade entrano tra i canapi è il turno del cavallo detto di rincorsa. Quando questo decide di entrare il mossiere dà il via alla gara abbassando il canapo.

Il Palio – Si corrono due Palî ogni anno che fanno storia a sé. Il primo si corre il 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano (un’immagine di terracotta che si venera nell’omonima basilica senese). Il secondo si corre il 16 agosto in onore dell’Assunta. Ogni volta gareggiano 10 contrade sulle 17 ancora esistenti: partecipano di diritto le 7 che non hanno corso il corrispondente Palio dell’anno precedente (luglio con luglio e agosto con agosto) e il numero è completato, ogni volta, mediante sorteggio fra quelle che invece hanno corso. Il Palio si corre in Piazza del Campo, per i senesi semplicemente la piazza. Interessante è citare il numero di spettatori che può contenere la Piazza: ca. 32.000 spettatori (2800 sui palchi, 26000 all’interno della piazza, 2700 alle finestre e ai balconi).

Pici – Grossi spaghetti fatti con uova e farina, conditi con pane grattugiato e insaporito con l’olio.

Provaccia – E’ la prova che si corre la mattina del giorno del Palio ufficiale e in base a cui i contradaioli traggono indicazioni sullo stato di forma dei cavalli.

Ricciarelli – Sono losanghe fatte con marzapane morbido e profumato alla vaniglia. Taluni riportano la tradizione che questo dolce sia di origini arabe e sia stato importato a Siena da un cavaliere crociato.

Tempera – Tecnica di pittura che utilizza l’acqua per sciogliere i colori e li mescola a sostanze agglutinanti come chiara d’uovo o lattice. I supporti più usati per la pittura a tempera sono le tavole (almeno fino alla metà del quattrocento) che vengono preparate con un’imprimitura, una copertura uniforme di materiale (gesso o biacca) per uniformare la superficie e facilitare la stesura del colore.

Terzi – Sono i tre rioni in cui è divisa la città: il terzo di Città, il terzo di San Martino e il terzo di Camollia. Sono i nuclei che corrispondono ai tre colli su cui si è sviluppato il centro urbano. Il più antico è il terzo di città.

*la tabella delle Contrade e alcune informazioni specifiche sul Palio sono tratte da:
Appunti sulle Contrade e sul Palio – dalle stanze della Contrada – Imperiale contrada della Giraffa – autori vari – settembre 2001