Bel libro questo di Fabio Isman inserito all’interno di una collana del Mulino dal titolo Ritrovare l’Italia (ci torneremo in futuro per altri volumi). Si tratta di un viaggio tra le città ideali che punteggiano l’Italia e che nascono dall’idea tutta rinascimentale di realizzare luoghi a misura d’uomo. Nel testo si parte dalle più famose e note come ad esempio la nostra Sabbioneta (forse però uno dei capitoli più deboli del libro*), Pienza o Palmanova per arrivare a luoghi meno noti ma altrettanto ricchi di fascino come ad esempio Terra del Sole (in Romagna nel comune di Castrocaro) o villaggi operai come quelli di San Leucio a Caserta, Crespi d’Adda oppure Rosignano Solvay.
Isman ci guida attraverso notizie storiche, citazioni ma soprattutto ci invita a scoprire come la storia di questi luoghi sia quasi sempre legata all’idea di una persona e che la loro fortuna sia stata quella di rimanere bloccati dopo la morte del fondatore. Così il cantiere di Sabbioneta si ferma alla morte di Vespasiano Gonzaga, Pienza rimane incompiuta per la scomparsa del Papa Pio II e Palmanova mantiene inalterata la sua struttura di piazzaforte.
A proposito di Palmanova molto interessante è la citazione di Marcantonio Barbaro, il patrizio veneziano che fu incaricato del progetto e che a chi gli imponeva di preoccuparsi solo degli aspetti militari e non di pianificare l’intero abitato scriveva in un dispaccio alla Signoria del 29 dicembre 1593:
le mura et li recinti delle città sono simili alla pele de corpi humani, che risera e conserva tutte l’altre parti di essa, ma quando l’estremità non siano drita dall’osse, nervi e sangue con il calor naturale, all’hora, come cosa vacua et priva di nodrimento, presto si annichelarebbe. Per il che a questa recinta esteriore di sole muraglie è ben necessario applicarvi il suo interior nodrimento di fabriche, industrie, arti, trafichi et comertii et transiti, cose tutte che nutriscono ed aggrandiscono le città con molto utile del pubblico”.
Oppure come non rimanere stupiti per la modernità di quanto scrive Cristoforo Benigno Crespi (siamo alla fine dell’800 e condomini di periferia sono ancora da venire) all’architetto che per il suo villaggio operaio prevedeva ville con giardino per i dirigenti e case plurifamiliari a tre piani per dodici famiglie per gli operai: “Era un errore, si facevano caserme, non case, in cui il pianto dei bambini, i pettegolezzi fra donne, i rumori d’ogni genere interrompono continuamente la quiete necessaria al riposo; la vita vi si fa quasi in comune, e la troppa vicinanza delle famiglie ingegnera malumori, che finiscono in diverbi o in risse”.
Da ultimo una scoperta interessante dove c’è anche un po’ di Mantova: Scarzuola in provincia di Terni. Qui l’architetto Tomaso Buzzi (1900-1981) tra i fondatori di Domus insieme a Giò Ponti, direttore artistico di Venini e autore di Villa Necchi Campiglio (oggi aperta al pubblico come bene FAI) realizza il suo sogno. Nel 1956 partendo dai resti di un convento francescano realizza la sua città ideale dove tra tempio di Vesta, Arco di Tito e Partenone inserisce anche la Torre dell’Orologio del Palazzo della Ragione di Mantova.
Un bel libro davvero che fa scoprire o riscoprire tanti luoghi d’Italia e li racconta con gli occhi di chi credeva che in terra si potessero realizzare utopie.

Andare per LE CITTA’ IDEALI – Fabio Isman – 2016
Il Mulino collana Ritrovare l’Italia

*E’ il capitolo più debole per i mantovani che ben conoscono la storia di Sabioneta. Fabio Isman non si limita infatti alla descrizione della città ma riporta la leggenda nera di Vespasiano Gonzaga che sa tanto di “gossip” rinascimentale. Non tanto forse per la morte della prima moglie Diana de Cardona  (che forse potrebbe essergli attribuita) ma soprattutto per quella della seconda moglie (stremata da due gravidanze consecutive di cui una gemellare) e di quella del figlio Luigi. Soprattutto in quest’ultimo caso appare impensabile per un uomo del cinquecento uccidere anche in un accesso d’ira l’unico erede del titolo di marchese. Da ultimo il paragone tra Palazzo Te a Mantova e il Palazzo ducale di Sabbioneta è fuorviante: la villa dell’Honesto Ocio di Federico II Gonzaga costruita da Giulio Romano è da paragonare al Palazzo del Giardino di Sabbioneta dedicato alla vita privata di Vespasiano Gonzaga.

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