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Oggi 25 luglio è la festa di San Giacomo il maggiore, il santo dei pellegrini, quello di Santiago de Compostela che richiama migliaia di persone ogni anno sul cosiddetto Cammino (qui potete trovare le informazioni da wikipedia e sul sito Unesco) e che ha tra i suoi attributi il bordone (il bastone da viaggio), il mantello, il cappello e soprattutto la conchiglia detta in italiano cappasanta e in francese coquille saint Jacques. Anche a Mantova c’era una chiesa di San Giacomo che si trovava nei pressi del Rio, al termine dell’attuale corso Pradella. La si può vedere ancora nella mappa seicentesca del Bertazzolo proprio vicino al ponte che veniva detto appunto di San Giacomo e nei pressi di Porta Leona. A Mantova questo destino infausto ha toccato moltissime chiese: alcune sono rimaste in piedi ma non più utilizzate (come ad esempio San Cristoforo all’inizio di via Acerbi sull’angolo con via Giulio Romano) altre hanno lasciato solo il nome a delle piazze (come quella dei Filippini vicino a Piazza Virgiliana, andata distrutta a causa di un bombardamento della seconda guerra mondiale) di altre invece è rimasto il campanile (come nel caso di quello di San Domenico sul Lungorio).
La chiesa di San Giacomo, demolita nel 1801,  era una chiesa molto antica e la venerazione per il santo era molto sentita. Basti pensare che Matilde di Canossa prima di morire fece costruire a Bondanazzo di Roncore una cappella dedicata proprio a San Giacomo. La cappella era posta vicino alla sua stanza da letto per consentire alla Gran Contessa di poter ascoltare la messa senza spostarsi dal letto dove era immobilizzata dalla gotta. Matilde, una donna che viaggiò moltissimo nella sua vita, scelse non a caso il santo dei pellegrini come compagno per i suoi ultimi mesi. Potrà sembrare un caso (ma per i credenti non lo è) che la Gran Contessa morì proprio nella notte tra il 24 e il 25 luglio del 1115, il giorno della festa di San Giacomo.
Due ultime curiosità sulla chiesa mantovana non più esistente: il ponte non esiste più perché è stato collegato a quello di San Silvestro quando fu decisa la copertura del Rio e si può vedere ancora la porta detta Leona (per il bassorilievo di un leone che la decorava) in uno dei riquadri che si trovano sopra il portico del palazzo moderno posto sulla destra del Teatro sociale. La seconda curiosità è che l’unica cosa che rimane della chiesa è la cancellata che oggi invece chiude l’accesso al Rio tra il grande magazzino e il negozio di fiori.

Nelle due immagini:
Miracolo di San Giacomo in un affresco di Andrea Mantegna dalla cappella Ovetari, Chiesa degli Eremitani a Padova
Un’immagine di porta Leona prima della demolizione nel 1797

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