Grande mostra questa di Forlì che completando il percorso iniziato con il Liberty adesso affronta l’Art Déco in un’esposizione al Convento di San Domenico che chiuderà il 18 giugno.
Il visitatore ha la fortuna di poter vedere una gamma incredibile di opere d’arte legate a questo periodo che prende il nome dall’esposizione internazionale di Parigi del 1925 dedicata alle arti decorative e industriali moderne: forse l’unico limite è la limitata presenza di mobili ma ben compensata dalla ricchezza del resto dell’esposizione.
La mostra è come al solito distribuita su due piani con una prima parte che introduce soprattutto agli oggetti d’arte applicata, ai bozzetti architettonici e alle ricostruzioni di ambiente ed una seconda parte che affronta il tema della pittura, degli abiti e si chiude con una sala dedicata a Tamara de Lempicza e ad una sorta di wunderkammer déco dove sono esposti capolavori di Alfredo Ravasco.
La caratteristica che salta all’occhio è l’abolizione della gerarchia tra le arti dove nessuna supera le altre ma tutte sono al servizio della ricerca di una linea dall’eleganza assoluta e di uno stile che renda esclusivi gli oggetti pur non limitandosi alla produzione di pezzi unici. L’Art Déco infatti la si trova nelle esposizioni universali che presentano veri e propri cataloghi di oggetti promossi anche dall’uso che ne fanno artisti e poeti come D’Annunzio o membri delle case regnanti. Eppure le stesse forme e gli stessi oggetti, pur realizzati industrialmente, sono alla portata di chiunque possa permetterseli ma soprattutto creda in questo stile di vita. Una realtà molto simile a quella che viviamo oggi in un mondo governato dall’idea che il design possa davvero cambiarti la vita.
Da non perdere al piano terra tra le altre opere i progetti architettonici a colori dell’architetto Piero Portaluppi, la Isotta Fraschini modificata di Gabriele D’Annunzio e tutta la parte dedicata al viaggio con manifesti d’epoca e la ricostruzione della cabina di un treno di lusso francese per la Costa Azzurra con vetri di Lalique.
Al piano superiore invece sono molto suggestivi non solo le opere di Galileo Chini, che decorerà le Terme Berzieri a Salsomaggiore, ma anche ritratti iconici come quello di Wally Toscanini e moltissime opere in ceramica disegnate da Giò Ponti. Originale anche l’ultima parte dedicata ai vestiti e la sala dedicata alla pittrice Tamara de Lempicka. Dulcis in fundo un piccolo spazio dove la scultura di Canova è circondata dalle creazioni dell’orefice  Alfredo Ravasco con porta profumi e centro tavola di assoluta bellezza. Una wunderkammer déco, come la definisce il catalogo, dove tra oggetti unici e raffinati possiamo percepire il sogno di un’arte applicata che occupandosi del minimo dettaglio decorativo non perde il controllo sull’estrema eleganza dell’insieme. Siamo alla fine di una mostra che merita assolutamente una visita: una corsa all’interno di anni ruggenti che dopo la fine della prima guerra mondiale tentano di esorcizzare la grande tragedia ricreando un mondo rarefatto ed elegante dove la ricerca dello stile e dell’eleganza sono fondamentali. Sarà lo scoppio del secondo conflitto mondiale ad aprire  gli occhi su un modo di vedere l’arte che occupandosi principalmente della superficie patinata delle cose non riesce ad intuire e ad anticipare l’arrivo della guerra o fa semplicemente finta di non vederlo.
Giacomo Cecchin

(visitata venerdì 14 aprile 2017)
Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia.
11 febbraio-18 giugno 2017
http://www.mostrefondazioneforli.it/

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