Su questo blog ci siamo già occupati di furti di opere d’arte (qui trovate un post su alcune delle asportazioni napoleoniche a Mantova e qui invece quello sulla recente mostra alle Scuderie del Quirinale sul ritorno dei capolavori razziati dai napoleonici) ma adesso scriviamo per recensire un libro appena uscito: si tratta di Missione grande bellezza di Alessandro Marzo Magno (editore Garzanti).
E’ un testo molto interessante e ricco di informazioni che affronta il tema dei furti di opere d’arte dal punto di vista di chi ha contribuito a riportare a casa i capolavori dispersi. Si parte dallo scultore Antonio Canova, inviato dal Papa a Parigi per recuperare tutte le opere d’arte emigrate in Francia a causa del Trattato di Tolentino e delle razzie napoleoniche nelle città dello Stato Pontificio per arrivare a Rodolfo Siviero e agli altri eroi ed eroine (così li definisce il sottotitolo del volume) che salvarono i capolavori italiani saccheggiati da Hitler.
“Ho imparato scrivendo questo libro – non lo sapevo, lo confesso -, che agli storici dell’arte l’accostamento tra le razzie napoleoniche (spesso definite, in modo più edulcorato, semplicemente “prelievi”) e quelle hitleriane fa venire l’orticaria. Spiegano che dietro all’azione francese c’era una nuova idea dell’opera d’arte, mentre a ispirare i furti nazisti era soltanto la volontà di rapina” pag. 11.
Devo dire che sono d’accordo con l’autore del testo che le motivazioni alla base dei furti non cambiano la sostanza della cosa e che, soprattutto per noi di Mantova, i furti napoleonici sono ancora una ferita aperta visto ad esempio che la Madonna della Vittoria di Mantegna è ancora al Louvre, La tentazione di S.Antonio del Veronese è nel museo di Caen e i due Rubens della chiesa della Trinità sono a Nancy e ad Anversa.
E’ molto interessante scoprire come i francesi chiamavano lo scultore Canova (il grande imballatore invece che ambasciatore) che viene spedito a recuperare il maltolto a Parigi e sarà mal tollerato dai francesi ma riuscirà a raggiungere grandi risultati. Ogni stato spedisce i suoi emissari a contrattare il ritorno delle opere rubate: eppure torneranno solo quelle ancora conservate al Louvre e non tutte. Pensiamo solo alla pala di San Zeno del Mantegna rubata a da Verona. Tornano le tre tavole principali e la cornice mentre i tre dipinti della predella rimangono in Francia (la crocifissione al Louvre le altre due a Tours).
Davvero efficace anche la storia dei recuperi post seconda guerra mondiale con Rodolfo Siviero, 007 all’italiana che riesce tuttavia a recuperare numerosi capolavori e addirittura non solo quelli rubati ma anche quelli venduti (sulla base del ragionamento che si sia trattato di vendite forzate). Tragicomico il fatto che alcune delle opere più importanti delle collezioni italiane partano per la Germania dopo il 1943, quando i nazisti perdono ogni remora, come regali per il Fuhrer o per Goring (che teneva la Danae di Tiziano sopra il suo letto).
L’unico difetto che mi sento di sottolineare e che a volte l’autore eccede negli elenchi e fornisce solo alcuni dettagli di storie che invece avrebbero potuto essere approfondite. Per noi di Mantova, ad esempio, manca tutta la storia del furto della Madonna della Vittoria di Mantegna e del perchè l’opera non torna a casa.
Ecco i riferimenti mantovani nel libro di Alessandro Marzo Magno:
“Qualcos’altro si salva dalle confische perchè già se ne era andato dall’Italia, per esempio la collezione dei Gonzaga di Mantova, venduta in blocco a Carlo I d’Inghilterra nel 1627, e quella degli Estensi di Ferrara, ormai a Dresda perchè ceduta all’elettore di Sassonia nel 1745 (NDR quando era già finita a Modena)”. pag. 63.
“In un solo caso Milano non la spunta: con 3 quadri depositati nella biblioteca di Mantova, 2 dei quali di Rubens. I dipinti non lasciano mai l’ex capitale dei Gonzaga “grazie alla tenace resistenza e all’abile diplomazia del prefetto della biblioteca, Leopoldo Camillo Volta”. In compenso da Mantova se ne andranno gli arazzi che l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe ordinerà di rimuovere per sottrarli ai combattimenti del 1866 e poi rimarranno a Vienna in quanto collocati in un palazzo considerato patrimonio privato della corona.” pag. 139.

Per chi volesse approfondire il tema oltre al libro di Alessandro Marzo Magno:
I furti d’arte: Napoleone e la nascita del Louvre – Paul Wescher – Einaudi – 1988
Monuments Men – Robert Edsel – Sperling and Kupfer – 2015
Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova – Valter Curzi, Carolina Brook, Claudio Parisi Presicce – Skira – 2016

Giacomo Cecchin

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