giardino_pensileForse più di mille stanze e almeno 35.000 metri quadrati di superficie: bastano questi numeri a rendere il Palazzo ducale unico nel suo genere. I visitatori infatti sono disorientati davanti a queste dimensioni e spesso li si trova a vagare per il palazzo in cerca dell’uscita. Questo succedeva ancora più spesso prima del terremoto quando il complesso museale prevedeva un percorso lunghissimo e si arrivava alla Camera degli Sposi per un percorso interno (e non come oggi passando da Piazza Castello). Allora in vista della riapertura di Corte Nuova la prossima settimana perché non focalizzare su 5 stranezze da scovare negli immensi spazi di Palazzo ducale. Eccovi 5 particolarità tra arazzi, giardini pensili e i soliti nani.

Giardini pensili – Giardini? Ma non era solo uno il giardino pensile di Palazzo ducale. Ebbene forse non tutti sanno che i giardini sopraelevati sono due. Il più famoso è quello che si trova di fianco alla Sala dei fiumi, un antico refettorio estivo con due finte grotte e una decorazione rococò che risale al periodo austriaco. Da non perdere durante la fioritura delle rose nel mese di maggio dal giardino si ha una splendida vista del campanile del duomo. Il secondo invece è proprio in Corte nuova ed è ricavato nello spazio interno all’appartamento di Castello. Lo si intravede da una porta della sala dei Cavalli a cui si accede dalla Sala di Mantova. E’ meglio noto come giardino dei cani perché qui si trova la lapide di una delle cagnette di Isabella d’Este.

Specchi e giochi ottici – la Galleria degli specchi era una loggia aperta che faceva parte dell’appartamento di Vincenzo I Gonzaga. Fu chiusa dal duca Ferdinando e diventerà nota come Logion serato, uno degli spazi dove erano esposte molti capolavori della collezione gonzaghesca. Il nome attuale fa invece riferimento agli specchi posti sulle pareti in epoca austriaca. Ma la parte più interessante sono gli affreschi seicenteschi della volta dove si trovano alcuni ritratti dei più famosi poeti italiani (quello del Tasso è imperdibile) ma soprattutto i giochi ottici. Ve ne segnaliamo uno (gli altri ve li lasciamo scoprire da soli): a meta galleria in una delle lunette della volta è rappresentato un personaggio femminile con in mano un anello d’oro. Se osservate l’affresco e l’anello spostandovi lateralmente vedrete che il braccio sembra seguirvi: un effetto speciale direttamente dal barocco.

Arazzi fiamminghi – L’appartamento degli Arazzi è posto alla fine dell’attuale percorso di visita e forse per questo i visitatori ci arrivano ormai stremati e non si accorgono di essere davanti a dei capolavori. Sono gli arazzi realizzati su cartoni di Raffaello e acquistati in Fiandra da parte del cardinale Ercole Gonzaga. E’ una delle serie realizzate sulla base di quella commissionata da papa Leone X per la cappella Sistina. Una curiosità: le stanze dell’appartamento sono quattro per sedici pareti mentre gli arazzi originali sono solo nove. Le altre pareti sono pertanto decorate da finti arazzi (tele dipinte) realizzate nel settecento dal pittore Felice Campi.

L’affresco ritrovato – con più di mille stanze una la si può anche smarrire ed è la sorte della sala del Pisanello. Fino agli anni settanta del secolo scorso infatti si sapeva dell’esistenza degli affreschi ma si era persa la memoria della loro posizione. Fu il soprintendente Paccagnini che li riscoprì riportando alla luce non solo la superficie dipinta ma anche le sinopie, la preparazione dell’affresco. Si tratta di una delle più importanti scoperte realizzate a Palazzo ducale e ancora oggi gli affreschi di Pisanello colpiscono per i particolari, i colori e la storia che rappresentano.

L’appartamento dei nani – è vero che l’appartamento dei nani è ancora escluso dal percorso di visita ma si tratta in ogni caso di una delle stranezze che più colpiscono i turisti. Anche il fatto che questi piccoli ambienti siano in realtà una riproduzione in scala minore della Scala santa di Roma non ha spento la nostra fantasia. Le catacombe in corte, così come sono state chiamate di recente, rimangono per tutti la Casa dei nani come la chiamava il soprintendente Clinio Cottafavi agli inizi del novecento. Speriamo che presto i turisti possano tornare a vedere questo luogo e a ripercorrere quelle tre scale di cui il Touring scriveva nel 1914 “attenzione alla piccolezza dei gradini, gradini adatti ai nani”.

Giacomo Cecchin

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