vittorio_emanueleQuando si passeggia a Mantova è sempre meglio alzare gli occhi al cielo perché così si notano particolari inusuali. Ad esempio Luca Fancelli, il famoso tagliapietre fiorentino, che lavorò per Ludovico II Gonzaga nel pieno del quattrocento lanciò una sorta di moda: quella dei merli ciechi. Ci sono infatti vari palazzi a Mantova che erano piccoli castelli con i merli. Quando con la costruzione di mura più importanti si perse l’esigenza difensiva Luca Fancelli chiuse lo spazio tra i merli (i merli ciechi appunto che rimangono evidenti) e guadagnando un piano. Ve ne siete mai accorti? Ecco 5 palazzi da riscoprire con i merli ciechi.

Palazzo del Podestà tra piazza Erbe e Piazza Broletto – è il più evidente perché è il più famoso e divide due tra le piazze comunali più belle di Mantova. Costruito nel 1227 e chiamato Palazzo vecchio (rispetto al Palazzo della Ragione costruito solo 23 anni dopo) subì molte modifiche, una delle quali la chiusura dei merli da parte di Luca Fancelli che guadagnò un piano utile ad ospitare gli archivi della città. Sulle facciate (soprattutto quella che si apre su piazza Broletto) rimangono anche le tracce delle finestre medievali sostituite da quelle rinascimentali a rettangolo.

Palazzo di via Chiassi – A metà di via Chiassi sulla destra per chi va verso il centro si eleva un palazzo quattrocentesco che presenta il motivo dei merli ciechi. La facciata è tipicamente rinascimentale con i vari ordini di finestre, le bocche di lupo che danno sulla strada e che consentivano di accedere ai magazzini posti nel seminterrato. Anche qui questo piccolo castello urbano ad un certo punto perse l’utilità difensiva dei merli e si decise di chiuderli.

Palazzo di Via Massari – per chi scende (la via è in leggera pendenza) verso via Frattini, superata l’imboccatura di via Govi sulla destra troverà questo palazzo una volta merlato. Guardando in alto infatti si intravedono i vari livelli dei merli, chiusi e intonacati, ora decorati da resti di affreschi. Come in tutti gli altri palazzi cittadini si possono ancora intravedere le forme ghibelline di questi merli che ricordavano la fedeltà di Mantova all’impero.

Palazzo di Via Goito – è un palazzo imponente, addossato alla casa del Mercante Boniforte e che fa angolo tra piazza Marconi e via Goito. La vista migliore la si gode proprio dal centro della piazzetta triangolare un tempo detta del Purgo. La pietra a vista, come nel caso del Palazzo del Podestà, evidenzia ancora di più i merli, oggi chiusi, che rendevano l’edificio un altro piccolo fortilizio al centro della città (non dimentichiamo la Torre del Salaro proprio lì a fianco).

Palazzo di Corso Vittorio Emanuele – è un palazzo moderno che si trova al n. 82 di Corso Vittorio Emanuele e che alloggiò tra le altre proprietà un istituto bancario. La vista migliore la si ha dal lato opposto della via. Una facciata che non va oltre il piano terra, ingentilita da volute e da due lampioncini, fa intravedere una retrofacciata dove delle finestre strette e allungate si aprono tra dei merli ghibellini segnati da cornici in mattoni. Una moderna ripresa del motivo fancelliano dei merli ciechi in una Mantova che sembra far fatica a staccarsi dal suo passato di piccola capitale del ducato gonzaghesco.

Giacomo Cecchin

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