san_gervasio_protasioCon l’arrivo della dominazione austriaca molte chiese mantovane furono rinnovate in stile neoclassico facendo perdere a Mantova il suo aspetto medievale. Se molte delle facciate che tuttora incontriamo rimandano proprio a questo periodo con uno stile abbastanza uniformato sono i campanili a ricordarci come erano in origine questi edifici di culto. Ce ne sono molti da riscoprire in giro per Mantova, a volte nascosti a volte solo poco osservati. Eccone 5 da cercare tra le vie…

San Gervasio e Protasio – la facciata della chiesa è del 1836 ed è opera di Gian Battista Vergani, l’architetto impegnato anche nel Giardino Cavriani. Ma è il lato che riserva le sorprese maggiori. Il campanile romanico è piccolo, leggermente pendente ma ben proporzionato con la sua cuspide e i tratti tipici del medioevo. Risale al XII secolo e ben si sposa con la fiancata laterale della chiesa che rivela le modifiche successive e conserva tracce della sua storia passata.

San Leonardo – una delle chiese più antiche di Mantova eppure la facciata attuale risale al 1793 ed è opera di Giovanni Battista Marconi che riprende lo stile neoclassico tipico dell’epoca. Ma la sorpresa sta all’interno con la cappella quattrocentesca di San Gottardo e con il campanile che risale al XIII secolo e riporta decorazioni molto simili a quelle del Duomo. Anche il fianco della chiesa presenta tracce di muratura romanica con archetti pensili senza dimenticare la stranezza della posizione diagonale della chiesa rispetto al sagrato.

Santa Caterina della Ruota – la chiesa è stata rifatta completamente nel 1700 con una facciata curvilinea che si inserisce nella fila ininterrotta di edifici di corso Garibaldi. Ma la sorpresa sta nel prendere via Gradaro, di fianco alla biblioteca Baratta, e poi svoltare a sinistra in via Santa Caterina. Qui l’anonimo ingresso di un condominio rivela nel cortile l’antico campanile della chiesa coevo all’anno di costruzione (1329). Molto simile ad altri campanili cittadini dello stesso periodo presenta bifore con archi a tutto sesto, archetti pensili e cornici con mattoni disposti a dente di sega.

Ognissanti – la facciata importante e leggermente curva si affaccia su corso Pradella e risale alla metà del ‘700. Ma la chiesa, che era la sede cittadina dei monaci di San Benedetto in Polirone, è molto più antica e risale addirittura al XII secolo. Questa storia molto antica si riscontra nel campanile, ancora visibile sul lato della chiesa, e all’interno della chiesa proprio nella base della torre campanaria dove si trova la cosiddetta cappella dei morti.

San Domenico – qui la storia ha mantenuto il campanile e ha demolito il convento, il più grande tra quelli esistenti a Mantova. L’ordine di San Domenico infatti possedeva una chiesa molto grande e dal Lungorio si estendeva sino all’attuale palazzo della prefettura. Non per niente la via si chiama Madonna dell’orto, prendendo il nome proprio dagli orti conventuali dei domenicani. Il campanile, oggi completamente isolato, è molto simile a quello di San Francesco e segna il luogo dove si trovava la chiesa di San Domenico dove furono sepolti tra gli altri la Beata Osanna Andreasi (oggi il corpo incorrotto riposa in Duomo) e Giovanni de’ Medici detto dalle Bande Nere (traslato poi nelle cappelle medicee in San Lorenzo a Firenze).

Giacomo Cecchin

#Mantova2016

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