durerCome sentirò freddo dopo tutto quel sole. Un bellissimo titolo quello della mostra sulle incisioni di Dürer al Castello di San Giorgio (un titolo che se la gioca alla pari con quello della mostra sui cinquecento anni dell’Orlando Furioso ovvero “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” ma per me vince quello ferrarese).
Un titolo che rimanda ai rapporti tra nord e sud: a come l’Italia abbia influenzato moltissimo gli artisti del nord (pensiamo ad esempio, tra gli altri, a Pietro Paolo Rubens) e a come il nord sia da sempre stato un punto di riferimento per i pittori italiani.
Era dalla mostra sullo stile classico di Raffaello (1999) che non si vedevano a Mantova tante incisioni e di questa qualità per giunta. La mostra ha un andamento per sezioni che mette in evidenza soprattutto i rapporti tra Dürer e l’arte di Andrea Mantegna (dico arte perché i due non si sono mai incontrati, solo sfiorati nel 1506 anno della morte del padovano, e non sappiamo se il tedesco sia mai passato per Mantova).
Questi rapporti sono forti e portano a riflessioni stimolanti non solo sullo stile e i temi prescelti per le incisioni ma anche per la scelta di questa forma espressiva. L’incisione infatti consentiva di tirare numerosi esemplari di un disegno, poteva essere utilizzata come illustrazione all’interno dei volumi a stampa e diffondeva velocemente lo stile e le invenzioni dei maestri.
Mantegna fu uno dei grandi artisti italiani ad utilizzare questa tecnica ma fu Raffaello con la sua bottega a “industrializzare” il tutto. Marcantonio Raimondi e gli altri artisti consentirono all’Urbinate di essere conosciuto in tutta Europa in un’epoca in cui non c’era google image e l’accesso alle stanze vaticane era riservato a pochi eletti. E’ una bellissima storia di arte e imprenditoria.
Dürer fa lo stesso percorso ma in più vive la grande stagione della riforma di Lutero (bellissimi in mostra i ritratti dei campioni dell’eresia d’oltralpe Lutero appunto, Melantone e anche quello scrittore borderline che fu Erasmo) che grazie allo sviluppo della stampa e alla diffusione delle incisioni come strumento di propaganda riuscì a diffondersi velocemente e capillarmente. monogramma-durer

Splendida in tal senso la firma di Dürer così riconoscibile e sintetica da diventare un “brand” ante litteram, un logo che non sfigurerebbe tra quelli di oggi.
Il fascino di questa mostra sta nella sequela di incisioni di Dürer assolutamente da non perdere come la famosa Melanconia e il Cavaliere e la morte ma anche in oggetti particolari come la matrice di una xilografia (un’incisione che si realizza su legno) e il piccolo Toson d’oro proveniente da Sabbioneta. museruola
Senza dimenticare che l’esposizione è allestita nelle stanze dell’appartamento di Francesco II Gonzaga, al piano terra del Castello, proprio al di sotto della Camera degli Sposi e degli appartamenti di Isabella in un
contesto talmente suggestivo da meritare un utilizzo più continuo.
Una scommessa riuscita e una bella mostra, preziosa ed elegante, che si distingue per una piccola selezione di opere molto curata e si differenzia dall’attuale consuetudine di esposizioni bulimiche che mettono a dura prova l’attenzione del visitatore. Un’occasione da sfruttare.
(mostra vista venerdì 28 ottobre)

Per approfondire: il sito della mostra

8 OTTOBRE 2016 – 8 GENNAIO 2017
ORARI – DA MARTEDÌ A DOMENICA:
8.30 – 19.15 (ULTIMO INGRESSO ORE 18.20)
GIORNI DI CHIUSURA: TUTTI I LUNEDÌ, 25 DICEMBRE, 1° GENNAIO, 1° MAGGIO

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