quadri_VeronesePaolo_TentazionediSantAntonio1Ancora Napoleone e Mantova: una storia fatta anche di ruberie e di sottrazioni di opere d’arte. Non solo in città ma anche in provincia. D’altra parte il Museo del Louvre, poi Museo Napoleone, reclamava continue integrazioni. A farne le spese a Mantova le opere di alcuni degli artisti più importanti che lavoravano per i Gonzaga. La nostra città è stata particolarmente sfortunata in tal senso perché le perdite furono definitive mentre in altri casi le opere tornarono, anche grazie alla missione di recupero dello scultore Antonio Canova inviato in Francia dal papa (si veda la pala di San Zeno a Verona).  Eccone 5 tra le più famose che hanno preso la via della Francia e là tuttora si trovano tranne una che è finita ad Anversa.

Madonna della Vittoria – Era la pala d’altare della Chiesa della Madonna della Vittoria. Un’opera di Andrea Mantegna commissionata per celebrare la grande vittoria di Fornovo da parte di Francesco II Gonzaga al comando della Lega italica. Al centro della scena la Vergine in trono col bambino circondata dai santi legati a Mantova e al culto della reliquia, con il marchese inginocchiato in adorazione, insieme a sant’Anna o alla Beata Osanna Andreasi al cui posto doveva esserci Isabella d’Este. Se la pala è ancora al Louvre la chiesetta ha subito gli assalti della storia: divisa in due la parte bassa è stata officina mentre al piano superiore i bambini di un asilo dormono cullati dagli affreschi delle volte.
Per approfondire Museo del Louvre

Sant’Antonio abate – Era una delle 10 tele del Duomo, commissionate ad artisti veronesi e mantovani dal cardinale Ercole Gonzaga alla metà del millecinquecento. Oggi si trova a Caen, in Normandia. E’ un’opera giovanile di Paolo Veronese e rappresenta quello che per i mantovani è il santo del porcellino (lo trovate anche su un bassorilievo sempre in cattedrale). Il santo vestito con un saio subisce l’assalto di una diavolessa dalle lunghissime unghie che gli afferra un braccio mentre un satiro con le corna si appresta a dare un colpo in testa ad Antonio con uno zoccolo. Di recente è tornata in Italia ma non a Mantova (a Verona) per la mostra dedicata al pittore Paolo Veronese.
Per approfondire Museo di Caen

Battesimo di Cristo – E’ una delle tre grandi tele che Pietro Paolo Rubens dipinge per la cappella maggiore della chiesa della Trinità dei Gesuiti (oggi sede dell’Archivio di Stato in via Ardigò). L’opera si trovava sulla parete sinistra, di fronte alla Trasfigurazione. Al centro invece la famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità. Non si sono ancora ricostruite nel dettaglio le vicende del furto napoleonico ma i documenti parlano di asportazione da parte di un non ben identificato graduato francese nel 1797. Fatto sta che il dipinto oggi si trova nel Musee des beax arts di Anversa.
Per approfondire Museo di Anversa

Trasfigurazione di Cristo – è l’altra pala dipinta da Rubens per la chiesa dei Gesuiti. L’inaugurazione del trittico si tenne il 5 giugno 1605, festa della SS.Trinità, e le opere di Rubens diventarono subito una meta per i visitatori della città. Anche la Trasfigurazione fu asportata da Mantova, subendo però una sorte diversa rispetto al Battesimo, arrivando in Francia per poi finire a Nancy. L’unica pala del trittico rimasta a Mantova, almeno in parte, è quella centrale che rappresenta la Trinità che appare alla famiglia Gonzaga, oggi ospitata nel Museo di Palazzo ducale.
Per approfondire Museo di Nancy

Adorazione dei pastori con San Longino e San Giovanni Evangelista – anche Giulio Romano è oggetto di attenzione da parte dei francesi con la tela che decorava la cappella dei Sacri Vasi nella Basilica di S.Andrea. Si tratta di una adorazione dei pastori con San Giovanni Evangelista (a destra) e San Longino (a sinistra) posta tra i due affreschi che ricordavano la crocifissione e la seconda inventio della reliquia. Oggi la tela è al Louvre e a Mantova è presente una copia. Una curiosità a Mantova Longino guarda fuori della tela in direzione dell’affresco con la scoperta della reliquia, al Louvre il santo invece sembra cercare un punto di vista che purtroppo non può più avere.
Per approfondire Museo del Louvre

Giacomo Cecchin

#Mantova2016

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