255_2s010_255_1Napoleone e Mantova: un rapporto di amore e odio che non accenna a diminuire. Infatti all’attesa per il liberatore dal giogo austriaco si sostituì ben presto la disillusione per l’arrivo di un nuovo padrone che non solo bombardò pesantemente la città (l’ho grigliata scrisse il futuro imperatore a Giuseppina) ma portò via opere d’arte e chiuse il monastero di San Benedetto in Polirone (forse la perdita più grande per la provincia). Perché allora in prossimità della festa di San Napoleone (che cadeva il 15 di agosto compleanno del grande corso) non proporre 5 luoghi napoleonici da riscoprire a Mantova e dintorni? Eccovi la mia personale scelta.

San Maurizio –  la chiesa di San Maurizio fu scelta per diventare la sede del culto dedicato a San Napoleone. Infatti pur essendo un notorio mangiapreti l’imperatore ad un certo punto si accorse che mancava un santo con il suo nome e allora a Napoli sbucò un martire chiamato, ma guarda un po’, Napolione. La festa a lui dedicata fu fissata al 15 di agosto, compleanno del grande corso, oscurando almeno per qualche anno la festa dell’Assunta. Invito i più curiosi a recarsi davanti alla facciata di San Maurizio dove in alto sopra il portale, nella lapide nera dedicatoria si intravede ancora il titolo San Napoleone.

Appartamento dell’imperatrice – è uno dei luoghi più particolari di Palazzo ducale perché ancora interamente arredato. Realizzato all’interno della Magna Domus nel 1778 da Paolo Pozzo per Beatrice d’Este, moglie di Ferdinando d’Austria (è lei l’imperatrice) e fu rinnovato nel 1812 con mobili in stile impero per Eugenio Beauharnais. Vi si accede dalla sala dei fiumi, quella che fronteggia il giardino pensile e si inizia proprio dalla grande camera da letto, con le finestre che affacciano su Piazza Sordello. E’ ancora oggi molto suggestivo percorrere queste sale con il parquet, la tappezzeria in stile impero e soprattutto un piccolo bagno con vasca marmorea che non sfigurerebbe nemmeno nelle case attuali. Altri segni del passaggio di Napoleone si trovano nelle decorazioni alle pareti della sala dello Zodiaco sempre in Palazzo ducale.

Forte di Pietole – è forse l’opera che più rappresenta il genio e la forza di Napoleone. Il Forte di Pietole occupa circa 33 ettari di superficie alle porte della città e fu costruito a protezione della diga di Pietole, la cui chiusura consentiva di allagare l’area dell’invaso dell’antico lago del Paiolo, la cosiddetta Grande Inondation. Mantova tornava ad essere un’isola imprendibile, circondata da un fossato naturale che la cingeva da tutti i lati. Il forte fu solo iniziato da Napoleone e completato dagli austriaci ma le parti che restano della fortificazione francese sono assolutamente da non perdere per il fascino e l’eleganza che traspaiono da un’architettura che, pur con funzioni militari, non dimenticava il gusto del bello.

Piazza Virgiliana – la piazza fu fortemente voluta dai francesi e in particolare dal generale Miollè per celebrare la classicità e soprattutto Virgilio. Qui c’era l’antica ancona di S.Agnese uno dei tanti porti che si trovavano lungo i laghi e quello più importante insieme a Porto Catena. Il riempimento dell’Ancona creò la piazza attuale dove i francesi eressero su una colonna un busto di Virgilio. Al rientro degli austriaci, in una sorta di damnatio memoriae, colonna e busto furono tolti: la testa di Virgilio finì in municipio, la colonna a Gazzuolo. Da qui nacque il desiderio del marchese Cavriani di ereggere un monumento a Virgilio nel suo giardino. Solo nel 1927 invece piazza Virgiliana tornò ad avere una statua dedicata a Virgilio, quella che tuttora si vede in fondo al viale centrale.

San Benedetto in Polirone – un monastero con oltre settecento anni di storia chiuso in quattro e quattr’otto come nella consueta filosofia dell’imperatore. Nel 1797 la soppressione dell’abbazia che era chiamata la Cluny italiana portò ad una perdita davvero irreparabile per la cultura del territorio. Opere d’arte e la famosa biblioteca furono smembrate per non essere più ricostituite. Tuttavia ancora oggi è possibile rendersi conto della grandezza passata del monastero che vide anche passare Lutero e forse fu tra le cause, per la grande ricchezza dei suoi apparati, della riforma protestante. I sambenedettini furono molto contenti della soppressione: finalmente si erano liberati dal giogo dei monaci. Ma in realtà per i contadini poco cambiò anzi: si passò da un padrone ad un altro, dal lavorare per la gloria di Dio ad impegnarsi per la ricchezza di un uomo.

Madonna della Vittoria – in realtà non sappiamo se fu proprio Napoleone a passare dalla chiesa per prelevare la Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna e portarla al Louvre. Ma certo la scelta fu sua e la città perse uno dei suoi più grandi capolavori. La partenza del quadro determinò anche l’inizio della decadenza della chiesa che finì per essere trasformata in officina e ancora oggi è divisa in due piani con gli affreschi di scuola mantegnesca delle volte che allietano i sonni dei bimbi di un asilo. Lo splendido restauro portato realizzato dagli Amici di Palazzo Te rende il senso della perdita ancora più grande. Chissà se il quadro potrà mai tornare in questa sede anche solo temporaneamente…

Giacomo Cecchin

#Mantova2016

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