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La Favorita - olio su tela di Giancarlo BusinelliUna splendida serata per raccontare la storia della Villa Favorita e del suo committente Ferdinando Gonzaga quella che si è tenuta giovedì 7 aprile proprio alla Favorita davanti a oltre 300 persone.
Pubblico di seguito l’articolo uscito su InformaPorto- Giugno 2016 che riassume i principali temi trattati durante la conferenza.Porto 1616: la Favorita ovvero l’ultimo fuoco d’artificio dei Gonzaga

La storia della Favorita è inscindibile da quella di Ferdinando Gonzaga (1587-1626), cardinale e poi duca di Mantova. Questa villa rappresenta un punto centrale nella vita di questo Gonzaga, secondogenito del duca Vincenzo e forse il più simile al padre dei tre fratelli (il primogenito Francesco IV e il terzogenito, il futuro Vincenzo II).
Come potremmo definire il rapporto tra Ferdinando e la Favorita? Se dovessimo utilizzare tre parole per descrivere la villa e il suo committente sarebbero effimero, casualità e Roma. Effimero anche se in realtà nella mente di Ferdinando la Favorita avrebbe dovuto testimoniare nei secoli il suo potere, le sue passioni e i suoi obiettivi. Ciò che intendo dire è che la villa non ha utilità alcuna se non quella di rispondere alla voglia del duca di lasciare un segno. E’ vero che Ferdinando interviene anche su Palazzo Ducale, ma è con la Favorita che porta a compimento un’idea che aveva già ispirato alcuni suoi antenati: creare un contraltare alla reggia ducale, un luogo privato e pubblico insieme che marcasse la distanza del duca dalla città. Il marchese Francesco II Gonzaga costruisce agli inizi del cinquecento il Palazzo di San Sebastiano, la sua dimora privata posta sul perimetro delle mura cittadine. Suo figlio Federico II, primo duca della città, si spinge fuori dalla cinta muraria e costruisce sull’isola del Tejeto la villa del Te.
Ferdinando supera i laghi e realizza la Favorita portando a compimento un progetto di distacco dalla città che troverà il suo coronamento maggiore, alcuni decenni dopo, nella Francia della reggia di Versailles.
La villa di Ferdinando è un capolavoro dell’effimero e vivrà la sua stagione d’oro con Carlo II di Nevers che la eleggerà a sua dimora prediletta (sarà proprio alla Favorita che nel 1660 morirà Maria Gonzaga, nipote di Ferdinando, moglie di Carlo di Rethel e madre di Carlo II di Nevers).
La seconda parola è casualità. Se Ferdinando non fosse diventato duca di Mantova la Favorita sarebbe stata concepita ugualmente? La risposta non c’è ma Ferdinando diventa duca per caso. Il secondogenito di Vincenzo è Cardinale nel 1607 e vive a Roma fino al 1612 quando riceve la notizia della morte di suo fratello Francesco IV.
E’ la stessa casualità che aveva portato al potere suo nonno Guglielmo (la morte del fratello maggiore, il giovanissimo duca Francesco III, a causa dei postumi di una caduta nel lago durante una partita di caccia) quella che porterà al potere Ferdinando (nel suo caso la morte per vaiolo del duca Francesco IV e del suo unico erede maschio).
Lo stato gonzaghesco è sull’orlo della bancarotta dopo gli anni di spese matte e inesauribili del duca Vincenzo eppure il nuovo duca costruisce la Favorita. Quanto diverso era suo fratello Francesco IV che appena salito al potere nel 1612 taglia le spese di corte e uno dei primi a farne le spese sarà Monteverdi (ah… ma allora i tagli alla cultura non sono solo tipici dei giorni nostri). Ferdinando invece interpella i migliori pittori per la sua Favorita e si porterà da Roma artisti e architetti.
Roma infatti è la terza parola. Roma per Ferdinando rappresenta un luogo d’elezione: da Roma vengono sia Niccolò Sebregondi, architetto di origine svizzera o valtellinese, autore del progetto della Favorita e il pittore Domenico Fetti. A Roma pensa quando si fa costruire in Palazzo Ducale la riproduzione in scala minore della Scala Santa di fronte a San Giovanni in Laterano, il cosiddetto appartamento dei nani. Ferdinando porta a Mantova la sua vita romana fatta di lusso e di agi: è un vero principe del ‘600 italiano.
I lavori alla Favorita iniziano probabilmente nel 1613 e proseguiranno oltre la morte del duca nel 1626. La Favorita rappresenta il sogno di Ferdinando di continuare a vivere come il padre Vincenzo, senza limiti e spingendo al massimo sull’acceleratore. Il nuovo duca non si fa mancare nulla: un falso matrimonio con figlio, un matrimonio vero senza figlio, un fratello non molto furbo che sposa una donna di vent’anni più vecchia di lui (una vera e propria strega per Ferdinando) pensando di poter avere dei figli e… potremmo continuare.
I primi trent’anni del 1600 vedono Mantova superare il proprio apogeo e iniziare la discesa: dai vertici di Vincenzo I ai minimi di Vincenzo II, dalla Celeste Galeria alla vendita della quadreria, dal matrimonio della sorella di Ferdinando con l’imperatore d’Austria al Sacco della città nel 1630. Come spesso accade nelle storie migliori il passaggio dalle stelle alle stalle può essere velocissimo e più si sale in alto più è forte il fragore di quando si cade.
La Favorita è l’ultimo grande fuoco d’artificio della storia gonzaghesca. La Favorita è il sogno di un uomo che non volle rinunciare a nulla per realizzare i suoi desideri. Quello che ne rimane oggi ci dice molto della sua passata grandezza. Come scriveva Vespasiano Gonzaga nella sua Sabbioneta: “Roma quanta fuit ipsa ruina docet” (quanto fu grande Roma, lo testimonia la sua stessa rovina).
Giacomo Cecchin

Qui riporto l’articolo nella sua veste grafica originale. Ringrazio Virginia Novellini per avermi dato questa opportunità.

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