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labirinto - sala dei cavalliIl Palazzo ducale di Mantova è un labirinto dicono i visitatori, una città nella città aggiungono le guide. In effetti il labirinto è un tema che torna molto spesso a Mantova non solo camminando tra le vie del centro storico, perdendosi e ritrovandosi tra vicoli e piazze, sfruttando quei passaggi segreti urbani, delle vere scorciatoie, che ad esempio ti fanno passare dalla vista gotica del campanile e del chiostro benedettino di S.Andrea (piazza Alberti) alla veduta rinascimentale della facciata di S.Andrea (piazza Mantegna). Ma il labirinto torna negli affreschi e nei soffitti, nel lago e nelle vie e nel ricordo di quello immenso di Palazzo Te che purtroppo non esiste più. Eccovi i 5 labirinti mantovani tra cui perdersi e se ne trovate qualcun altro basta dirlo…

Soffitto del labirinto – Una delle camere dell’Appartamento di Vincenzo I Gonzaga a Palazzo ducale presenta il famoso soffitto del labirinto. Si tratta di un’immagine che ha ispirato un famoso romanzo di Gabriele D’Annunzio e che affascina ancora oggi i visitatori del palazzo, tutti con la testa all’insù a seguire la via che porta al centro del labirinto tra i “Forse che sì e forse che no” che ne ritmano il percorso. Il soffitto viene dal Palazzo di San Sebastiano, apparteneva a Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova dal 1484 al 1519.

Monte Olimpo e labirinto acquatico – La sala dei Cavalli è l’ultima camera dell’Appartamento di Troia (Palazzo ducale), realizzato a Palazzo ducale da Giulio Romano per il suo committente il marchese, e poi duca, Federico II Gonzaga. Le tele dei cavalli alle pareti sono scomparse ma durante un restauro è riemerso un affresco legato ad un’impresa di Federico II Gonzaga: il monte Olimpo. Nella scena con toni che rimandano all’arte fiamminga si vede una montagna che emerge dalle acque circondata da un labirinto. Un labirinto diverso da quello del soffitto di prima perché in questo ci si può perdere (come in quello del Minotauro dove Teseo si salva grazie al filo d’Arianna) mentre nell’altro la strada è lunga e tortuosa ma al centro si arriva sempre.

I canneti sul lago superiore o delle Grazie – un labirinto acquatico a Mantova c’è davvero ed è quello dei canneti che si trovano nella parte alta del lago superiore e in particolar modo nei dintorni delle Grazie e di Rivalta. I barcaioli si muovono sicuri tra i canali che si formano in mezzo alle varie isolette un tempo utilizzate anche come “giochi di caccia” per catturare le anatre e altri uccelli acquatici. Inoltre le canne erano molto utilizzate per la realizzazione delle “arelle” e di tutta un’altra serie di prodotti legati alla palude. Ancora oggi è possibile perdersi tra i canneti sfruttando il servizio dei Barcaioli del Mincio o semplicemente in kayak o canoa.

Labirinto di Via Visi (quartiere Te Brunetti) – Forse non tutti i mantovani conoscono questo piccolo labirinto di siepi realizzato dai ragazzi dell’Enaip di Mantova, insieme al loro direttore Gabriele Martignoni e su disegno dell’architetto Arnaldo Cifo Caleffi. Le siepi sono basse e perdersi diventa difficile ma l’esperienza è da fare perché la forza dei labirinti sta nel gioco e nella capacità di suggestione. Particolarmente interessante il fatto che questo labirinto sia stato realizzato nella zona di Palazzo Te dove non esiste più l’enorme labirinto di cui si parla nel paragrafo successivo.

Labirinto dell’isola del Te – La villa di delizie di Federico II e Giulio Romano era inserita tra immensi giardini sull’isola del Te. Qui tra la fine del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo Gabriele Bertazzolo realizza un labirinto “di tanta grandezza ch’a volervi ritrovare il mezo eccede due miglia di strada, mentre però non si erri il camino, perché potrebbero essere molto più. Sono le sue strade capaci di cavalli, et carrozze, guernite d’arbori così spessi e dupplicati che vengono benissimo tutto il giorno riguardate dal sole”. Purtroppo il labirinto non esiste più ma possiamo ancora perderci tra le storie affrescate da Giulio Romano sulle pareti di Palazzo Te oppure raggiungere il piccolo labirinto di Via Visi sfruttando un’altra scorciatoia urbana che è il sottopasso che collega il palazzo al quartiere di Te Brunetti passando sotto la ferrovia.

Giacomo Cecchin

#Mantova2016

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