ponte_muliniAnche oggi restiamo in tema Shakespeare & Co. Certo la storia di Romeo e Giulietta è di William Shakespeare ma forse non tutti sanno che si rifà tra gli altri ad una novella di Matteo Bandello, scrittore che lavora per i Gonzaga alla corte di Castel Goffredo. E’ una storia inventata ma come accade per i capolavori i personaggi e le città che frequentano prendono vita. A Verona ci sono il balcone e la tomba di Giulietta ma perché non immaginare quali luoghi avrebbe potuto frequentare Romeo durante il suo esilio mantovano? Eccovene 5? Avete qualche altra idea?

Ponte dei Mulini – il ponte realizzato da Alberto Pitentino alla fine del XII secolo è la naturale via di ingresso per chi viene da Verona e sicuramente Romeo l’avrà percorso entrando a Mantova. Questo ponte è ancora nella memoria di molti mantovani che ricordano questa strada coperta, il rumore delle ruote dei mulini e soprattutto il profumo dei cereali che venivano macinati. Tutto questo scomparve per un bombardamento alleato durante la seconda guerra mondiale e, purtroppo per noi, non fu più ricostruito.

Convento di San Francesco – è il francescano Frate Lorenzo che invia Romeo a Mantova per salvarlo dalla giustizia veronese dopo l’uccisione di Tibaldo. A questo punto diventa automatico pensare che il frate lo spedisca dai suoi confratelli del convento di San Francesco, vicinissimo a porta mulina, staccato dal centro della città comunale e abbastanza in periferia (il Rio all’epoca era il confine della città della seconda cerchia) per favorire una fuga di Romeo in caso di pericolo.

Piazza Erbe – sicuramente Romeo avrà frequentato il mercato di Piazza Erbe che gli avrà ricordato l’analoga piazza di Verona. Al mercato poi si potevano raccogliere notizie e pettegolezzi che avrebbero potuto fornirgli informazioni sulla sua Giulietta e sullo sviluppo delle vicende veronesi. Se consideriamo plausibile la fine del XIII secolo come periodo di ambientazione della storia avremmo potuto vedere la Rotonda, il Palazzo della Ragione, il Palazzo del Podestà con i portici che chiudevano il monastero benedettino di S.Andrea. Erano ancora da costruire invece la torre dell’Orologio e la casa del mercante Boniforte da Concorezzo (entrambe realizzate nel XV secolo).

La torre degli Zuccaro – considerato la sua opinione del mondo fuori dalle mura di Verona (“Non c’è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c’è solo purgatorio, c’è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo; e l’esilio dal mondo vuol dir morte”.) perché non pensare a Romeo che sale i gradini della torre all’epoca tra le più alte della città per provare  a cogliere anche solo un barlume delle mura veronesi. Nelle giornate limpide e ventose il giovane avrebbe potuto non solo cercare di vedere le torri e i campanili della sua città ma anche avere la sensazione di riascoltare le parole d’Amore della sua Giulietta.

Casa dello speziale – chissà dov’era la bottega dello speziale dove Romeo acquista il veleno (l’edificio ancora esistente che in via Chiassi ospitò il collegio degli speziali è successivo al XIII secolo). Ma in ogni caso la zona potrebbe essere quella giusta, nei dintorni del convento di San Domenico, un ordine con una tradizione di speziali e spezierie. Magari lo speziale che, come scrive Shakespeare, non seppe resistere all’offerta in denaro del giovane veronese aveva sfruttato erbe, ricette e ingredienti dello speziale dell’ordine domenicano?

#Mantova2016

Giacomo Cecchin

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