Torre dei GambuliniMantova era una Manhattan padana, circondata dall’acqua e piena di torri a dimostrazione della potenza delle famiglie dominanti. La vista del profilo della città dai laghi doveva essere simile al tracciato di un elettrocardiogramma. Oggi molte torri non esistono più e quelle rimaste sono, in alcuni casi, più basse di prima a causa di crolli, fulmini o semplicemente per decisioni politiche. Ma soprattutto manca un belvedere, una torre che come quella degli Asinelli per Bologna o il Campanile di Giotto per Firenze consenta di staccarsi dalla pianura e di godersi dall’alto il centro storico più bello del mondo. Ecco 5 delle torri mantovane per non parlare di quella del Salaro, della casa torre Bonacolsi e della casa torre Boateri di via Calvi.
Torre della Gabbia – costruita dalla famiglia Acerbi torreggia (e come potrebbe fare altrimenti) tra piazza Sordello e via Cavour dove si nota la gabbia da cui viene il suo nome. Alta circa 55 metri la torre della Gabbia fu di proprietà degli Acerbi, dei Bonacolsi, dei Gonzaga e dei Guerrieri Gonzaga per essere poi ceduta al comune, attuale proprietario. Fu il duca Guglielmo nel 1576 ad inserire la gabbia dove venivano esposti i malfattori: posizione poco invidiabile ma almeno si evitano pietre e sputi destinati a coloro che venivano messi alla berlina a livelli più bassi. Dovrebbe diventare il belvedere della città.

Torre dello Zuccaro – costruita nel 1143 torreggia tra via Tazzoli e piazza Lega Lombarda dall’alto della sua quarantina di metri. Acquistata da Pinamonte Bonacolsi passò ai Gonzaga dopo il colpo di stato con cui incamerarono tutti i beni degli sconfitti. La sommità non ha finestre ne terrazzo e la copertura settecentesca a spioventi ripara il danno dovuto ad un fulmine che la colpì nel 1540 danneggiando anche i quattro finestroni che aveva alla sommità. Il nome forse deriva dalla famiglia degli Zuccaro che la possedettero o dall’ironia tutta mantovana che chiamava il sale Sucar brusc (e la torre fu deposito di sale). Una curiosità: la tor dal sucar (in dialetto mantovano) è la protagonista di una canzone dialettale molto nota che la elegge a simbolo della città (qui ne potete ascoltare una versione di Wainer Mazza).

Torre di Sant’Alò – costruita nel 1370 torreggia meno delle altre dall’alto dei suoi circa 22 metri. Fu probabilmente Francesco I Gonzaga a volerla come parte del sistema difensivo delle mura. La torre prende il nome da S.Eligio (sant’Alò in dialetto), patrono dei maniscalchi, ed è posta al termine di una linea che la collega alla Torre della Gabbia passando per quella dello Zuccaro. Non così alta eppure dalle sue finestre si gode uno splendido paesaggio del lago inferiore e dell’area di Palazzo ducale. Oggi fa parte del complesso museale della Galleria nazionale del corpo dei Vigili del Fuoco.

Torre dei Gambulini – la sua costruzione risale al XII secolo e torreggia con i suoi 32 metri su via Ardigò, facendo parte del complesso dell’Archivio di stato di Mantova. Non possiede scala al suo interno e un progetto per trasformarla in belvedere è rimasto nel cassetto (in ogni caso non potrebbe trovarvi posto un ascensore visto che lo spessore dei muri perimetrali è di un metro e mezzo).Dalla famiglia dei Gambulini, passò ai Ripalta e infine ai Gonzaga per poi essere inglobata nel complesso del convento dei Gesuiti. Oggi l’unico modo per salire sulla terrazza in cima è utilizzare una ferrata oppure una gru.

Torre del Podestà – è la torre civica costruita nel 1227 e che è decorata da un orologio e dallo stemma del podestà Ginori (si tratta di una copia mentre l’originale è al museo della città nel palazzo di San Sebastiano). La torre del Podestà è alta 47 metri e al suo interno c’era una delle prigioni del comune. La visione migliore la si ha da piazza Broletto.

Giacomo Cecchin

#Mantova2016

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