OK_Cyrano“I Francesi sono degli Italiani di cattivo umore. Gli Italiani, all’opposto, sono dei Francesi di buon umore”. Jean Cocteau
Non ho scritto nulla su Venerdì 13 novembre 2015 e sui tragici fatti di Parigi. Eppure volevo in ogni caso, a un mese di distanza,condividere due cose che per me sono Parigi e la Francia. Sono due guasconi che voglion dire libertà e indipendenza, due uomini per cui l’amicizia è tutto e il potere nulla, due figure immaginarie (anche se ricalcate da personaggi reali) che tuttavia sono più vere del vero. Un po’ come si dice del Teatro dove tutto è finto, ma nulla è falso: le emozioni sono vere così come lo sembrano le storie che vi si rappresentano.
Si tratta di D’Artagnan uno dei quattro moschettieri e di Cyrano di Bergerac.
LETTERATURA11D’Artagnan è un giovane cadetto di Guascogna che seguiamo dal suo arrivo a Parigi (I tre moschettieri, mai titolo fu più bugiardo) alla sua spedizione in Inghilterra con Athos, Aramis e Porthos per salvare i re Carlo I d’Inghiterra dalla decapitazione (Vent’anni dopo) per finire con il Visconte di Bragelonne dove si scopre che gli uomini cambiano e le amicizie anche (Il Visconte di Bragelonne). Dall’uno per tutti al tutti per uno iniziale all’ognuno per sè finale ma sempre all’insegna della fedeltà ai suoi valori che D’Artagnan conserva per tutta la sua vita.
Cyrano invece muore a causa della sua libertà di pensiero e rimane innamorato tutta la vita dell’arte, della poesia e di sua cugina Rossana.
Molti ricorderanno il monologo del naso o quello del balcone ma io non posso dimenticare quello del No, grazie.
Un inno alla libertà, alla vita senza condizionamenti, a tutto quello per cui vale la pena di essere vissuti.
Ecco il testo dove risponde all’amico Le Bret che lo invita a lasciar indietro la sua anima moschettiera.
LE BRET: Infine converrai…
CIRANO: Così son combinato. Spiacere è il mio piacere. Amo essere odiato.
LE BRET: Se tu lasciassi indietro l’anima moschettiera, la fortuna e la gloria…
CIRANO: Sai dirmi in che maniera? Andar sotto padrone? Cercarmi un protettore? E come oscura edera che ha l’albero tutore, e s’appoggia arrampicandosi e leccandogli la scorza, potrei salir da furbo, e non invece a forza? No, grazie. Dedicare in ogni scartafaccio dei versi ai finanzieri? Mutarsi in un pagliaccio, sperando di vedere, sul labbro di un ministro, lo spasmo di un sorriso un po’ men che sinistro? No, grazie. Banchettare ogni giorno da un pidocchio? Avere il ventre logoro dalle marce, e il ginocchio più prestamente sporco nel punto in cui si flette? Rendermi primatista in dorso-piroette? No, grazie. Riconoscere talento ai dozzinali? Plasmarsi su ogni critica che appare sui giornali? E vivere sognando: “Oh, sento già il mio stile percorrere le bozze del Mercurio mensile”? No, grazie! Fare calcoli? Tremare? Arrovellarsi? Preferire una visita a un paio di versi sparsi? Stendere delle suppliche? O farsi commendare? No, grazie. No, grazie! No, grazie! Ma cantare, sognare, ridere. Splendido. Da solo, in libertà. Aver l’occhio sicuro, la voce in chiarità. Mettersi, se ti va, di sghimbescio il cappello, per un sì, per un no, fare un’ode o fare un duello. Fantasticare, a caccia non di gloria o di fortuna, su un certo viaggio a cui si pensa, sulla luna. Se poi viene il trionfo, ebbene fatti suoi, ma mai, mai diventare un “come tu mi vuoi”. E se pur quercia o tiglio davvero non si è, se vuoi proprio non alto, ma farcela da sé.
LE BRET: Di orgoglio e di ironia tu te ne fai un proclama, ma almeno sottovoce dimmelo che non t’ama.
CIRANO: Taci.

E qui lo trovate nell’interpretazione di Depardieu nel film di Rappeneau.

 

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