Misura per misura al Teatro Romano: minimalismo efficace per una messa in scena corale

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Misura per misura non è una delle commedie più rappresentate di William Shakespeare e questo è tanto più vero per la stagione del Teatro Romano a Verona*.
Eppure è uno spettacolo molto interessante quello andato in scena venerdì 20 luglio durante il 70° Festival shakespeariano dell’Estate Teatrale Veronese.
La scenografia è minimale eppure evocativa, forse i costumi avrebbero potuto dare di più ma è anche vero che il bardo si presta facilmente ad attualizzazioni senza che queste diminuiscano la forza del testo. Continua a leggere

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I nani di Mantova su La Reggia: spigolature “nanesche” a Palazzo Ducale

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Da questo numero de La Reggia (per la disponibilità del presidente Gianpiero Baldassari e del direttore Franco Amadei, che ringrazio) pubblicherò una serie di testi sulle particolarità di Palazzo Ducale.
Il primo lo trovate di seguito e vi si parla dei Nani di Mantova.
La Reggia è una interessantissima rivista che viene spedita gratuitamente ai soci della Società per il Palazzo Ducale ma che si trova anche on-line a questo indirizzo
http://lnx.societapalazzoducalemantova.it/2010/it/la-reggia.html
Buona lettura.

Per approfondire sui nani di Mantova su questo blog:
1. 5 stranezze da non perdere a Palazzo ducale tra nani, arazzi e giardini pensili
2. 5 luoghi “naneschi” a Palazzo ducale tra scale sante, camera degli sposi e cavalieri
3. Mantova 1914: la rossa, i nani e i custodi che accorciano Continua a leggere

S.Aspreno, quando il santo diventa un brand

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Le storie dei santi sono molto interessanti e alcune più delle altre per la stranezza degli strumenti del martirio, per i miracoli o per le malattie per cui vengono invocati. A volte per altri motivi come ad esempio nel caso di S.Aspreno, primo vescovo e patrono di Napoli, poco conosciuto ai più ma in realtà presente nelle case di mezzo mondo.
Ma partiamo dall’inizio, ovvero dalla storia di questo santo.
Aspreno visse tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo D.C. e fu il primo vescovo di Napoli e primo patrono della città (passato al secondo posto per la fortissima devozione dei napoletani a San Gennaro). La tradizione vuole sia stato convertito da San Pietro che lo consacrò vescovo, cattedra che resse per 23 anni.
Ma la cosa che ci interessa di più per questo articolo è l’abitudine di questo santo di mettersi sopra la testa una pietra molto pesante per fare penitenza. Questa sua consuetudine unita alla morte per decapitazione gli derivò il potere di guarire le emicranie e i dolori osteoarticolari. Nella chiesa a lui dedicata i sofferenti erano invitati a infilare la testa in un foro sotto l’altar maggiore per essere a contatto con le reliquie del santo ed essere guariti. Ma dove sta il brand? Continua a leggere

Vivere nel Medioevo: Chiara Frugoni racconta una storia tutta da scoprire

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Chiara Frugoni non ha bisogno di presentazioni e il Medioevo è il periodo storico a cui ha dedicato la maggior parte delle sue pubblicazioni. Imprescindibili (almeno per me) sono i testi dedicati alla vita quotidiana, all’ordine Francescano e il dizionario del Medioevo scritto a quattro mani con Alessandro Barbero (qui potete avere un’idea della sua sterminata bibliografia).
Ma torniamo a Vivere nel Medioevo che è un libro godibile sia dagli appassionati del Medioevo che dai semplici curiosi perché consente di scrutare dietro le quinte della grande storia, capovolgendo alcuni dei pregiudizi che spesso ci si porta dietro rispetto a questo periodo storico, e raccontando invece particolari e dettagli della vita quotidiana che ci fanno superare la distanza tra noi e i nostri antenati. Continua a leggere

I cavalli mantovani correvano al Palio: da Palazzo Te a Siena per il palio della Madonna di Provenzano

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“Intorno alla concava, inclinata Piazza del Campo… corre un anello di pietra lungo poco più di trecento metri. Su questo perimetro, cinque giorni prima del Palio, una speciale miscela di tufo o sabbia, conservata e curata d’anno in anno in certe cantine dei magazzini del comune, viene sparsa e pressata per uno spessore di venti centimetri e una larghezza di sette metri e cinquanta. Si dice allora che “c’è la terra in piazza”, ossia che la febbre della gara è entrata nello stadio acuto”. Fruttero & Lucentini, Il Palio delle contrade morte, 1983

Oggi a Siena si corre il Palio e pur essendoci, a prima vista, poche similitudini tra la città toscana e Mantova si possono trovare molti punti di contatto.
Pensiamo ad esempio che i cavalli dei Gonzaga erano richiestissimi per questo tipo di gare e corsero non solo a Siena ma anche a Ferrara.
D’altra parte a Palazzo Te la sala più importante della villa è decorata con i cavalli delle scuderie gonzaghesche. Quando l’imperatore Carlo V arriva a Mantova nel 1530 fargli vedere i destrieri gonzagheschi era come mostrargli oggi le Ferrari oppure dei potentissimi strumenti di combattimento.

(informazione aggiunta alle 21.00 – Il Palio della Madonna di Provenzano è stato vinto dal Drago. Qui trovate alcune informazioni  e qui il link al video della gara.
Potete anche leggere uno splendido articolo sul Palio scritto da Daniele Manusia e pubblicato su Internazionale – lo trovate qui)

Ringrazio di cuore l’amico fotografo Paolo Barni che segue appassionatamente e visceralmente il Palio per avermi consentito di pubblicare queste foto dell’ultima carriera. Secondo me sono splendide. Il suo sito è http://www.negativodigitale.com

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L’abito fa il Monaco: proseguono gli incontri sui santi nel giardino di Casa Andreasi – giovedì 12 luglio ore 21.15

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Vi aspettiamo alla seconda serata del percorso sui Santi, inserito nel programma delle Serate in Giardino di Casa Andreasi. Il prossimo incontro avrà come titolo:
QUANDO L’ABITO FA IL MONACO – Giovedì 12 luglio ore 21.15
Come si riconoscono i santi? Quali sono i loro principali attributi iconografici e da dove derivano? Perché San Biagio ha la lisca di pesce e Sant’Eligio una zampa di cavallo? Una lezione per immagini su come si riconoscono i santi dall’abito, dagli strumenti, dai miracoli e dalle storie che li vedono protagonisti. Non mancate. Continua a leggere

Un luogo dove andare per ispasso: Palazzo Te e l’ombelico del mondo

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Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.
E’ un palazzo dei lucidi inganni e già il nome ne racconta uno: il Te non è quello che bevono gli inglesi alle 5 del pomeriggio ma un riferimento al luogo dove sorge il palazzo. Ci sono solo delle ipotesi e nessuna certezza: la prima dice che l’isola su cui sorgeva il Palazzo all’interno del quarto lago di Mantova (che non esiste più) si chiamava Tejeto, luogo di Tigli che ci sono tuttora. In dialetto si accorciano le parole e da Tejeto si arriva a Te. Ma l’ipotesi più accreditata è che il nome venga da due strade che si incontravano al centro dell’isola formando la lettera T. Vasari chiama infatti il palazzo il palazzo del T. Continua a leggere

A Sabbioneta, tante comparse e un solo protagonista: Vespasiano Gonzaga

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La storia di Sabbioneta non può essere raccontata senza citare il suo fondatore Vespasiano Gonzaga. Perché senza di lui non esisterebbe questa città ideale nel mezzo della pianura padana, circondata dalle mura e ancora bloccata all’epoca in cui fu costruita. Una delle cose più particolari di Sabbioneta è che è raro vedere persone camminare per le vie e questo rende la città metafisica e il set perfetto per le produzioni cinematografiche: qui hanno girato i Medici televisivi, qui i Promessi sposi di Salvatore Nocita, qui la Strategia del Ragno Bernardo Bertolucci. Continua a leggere

L’archistar e il tagliapietre: Leon Battista Alberti e Luca Fancelli tra Sant’Andrea e San Sebastiano

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Quando Leon Battista Alberti arriva a Mantova è già molto conosciuto: oggi lo definiremmo un dilettante di genio perché Alberti scrive un po’ di tutto dalla famiglia alla pittura e si diletta di architettura. A Mantova arriva nel 1459 come abbreviatore, oggi diremmo scrittore professionale, per il Papa Pio II Piccolomini. Qui costruirà due chiese che sono dei capolavori. In realtà l’Aberti le disegna mentre sarà Luca Fancelli, un tagliapietre fiorentino al servizio dei Gonzaga, a costruirle. Continua a leggere

Il Palazzo ducale di Mantova: più di 500 stanze ma una sola Camera (picta)

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Il Palazzo ducale è un palazzo con più di 500 stanze si dice, anche se nessuno le ha davvero mai contate. In realtà parlare di palazzo non rende l’idea: la reggia dei Gonzaga infatti è un insieme di edifici di epoche diverse collegati tra loro nei secoli fino a formare l’attuale complesso di oltre 35000 metri quadrati: quasi 8 campi da calcio. L’immagine più famosa di questo edificio è il Palazzo del Capitano che si apre su piazza Sordello con i suoi merli ghibellini a coda di rondine a rimarcare la fedeltà imperiale di Mantova. Continua a leggere