5 location mantovane del film La Marcia su Roma

In occasione dell’inaugurazione del Mantova Film Festival ricordiamo tra i tanti film girati nella nostra città La Marcia su Roma. Nel 1962 arriva in città la troupe guidata dal regista Dino Risi con i due protagonisti Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. Mantova viene utilizzata come location anche per rifare Milano, soprattutto nelle prime scene che vedono protagonista l’attore romano che viene reclutato tra i fascisti della prima ora. E’ una città diversa da quella attuale cosa che si nota soprattutto in via Poma dove ad esempio le piante, ovviamente molto più piccole rispetto ad oggi. Il suggerimento è di provare a riguardare il film e vedere se riconoscete tutte le scene girate in città. Noi ve ne segnaliamo almeno 5 con un piccola trasferta in provincia. Continua a leggere

Mantovagando torna su MCG: i libri da leggere prima di venire a Mantova

Sono tra quelli che, prima di partire, non legge guide turistiche sui luoghi dove andrà. Di solito preferisco che a farlo siano gli altri componenti del gruppo mentre io mi dedico ai romanzi o altri testi letterari. Questo consente di vedere le cose senza averle già viste (con un’attenzione molto più forte ai dettagli e anche mantenendo la sorpresa) ma con lo spirito giusto ovvero quello del luogo che si respira nelle storie lì ambientate. Per Mantova questa indicazione è ancora più valida perché altrimenti si resta imprigionati dal dualismo Palazzo ducale e Palazzo Te e si rischia di perdere di vista i particolari più interessanti. Ecco allora 5 libri da leggere (o parti di essi) prima di venire a Mantova tra storie del mondo piccolo, matrimoni e segreti di stato.

Delitto di Stato (1972) di Maria Bellonci  – è uno dei tre racconti contenuti in Tu vipera gentile (gli altri sono Soccorso a Dorotea e quello che fornisce il titolo al volume). Racconta una storia mantovana ambientata nel ‘600 in una Mantova che sta raggiungendo il vertice della sua storia prima della fragorosa caduta del Sacco del 1630. Una vicenda che mette insieme rigorosa ricerca storica e invenzione sfruttando il corpo mummificato di Passerino Bonacolsi come motore del tutto. Si tratta di una scelta dovuta anche al fatto che Delitto di Stato fu un famoso sceneggiato televisivo interamente girato a Mantova. Un libro per capire la famiglia Gonzaga, i suoi vizi e le sue virtù.

Mondo Piccolo (1948) di Giovannino Guareschi  – so che direte subito che i racconti del primo libro di Don Camillo e del sindaco Peppone non sono ambientati a Mantova ma sull’altra sponda del Po. Eppure è come se lo fossero perché la Bassa non è tanto un luogo definito ma una categoria dello spirito e Guareschi restituisce tutto il sapore e l’atmosfera dei posti che stanno vicino al grande fiume, il Po, che come dice Giovannino “inizia a Piacenza e fa benissimo!. Partite dai tre racconti Noi del Boscaccio e poi immergetevi nel mondo della pianura: è il modo migliore per avvicinarsi all’umore di Mantova e dei mantovani.

Un matrimonio mantovano (1972) di Giovanni Nuvoletti  – non so quanti di voi abbiano letto questo delizioso piccolo libro  del conte Nuvoletti ma glielo consiglio vivamente. Una storia d’amore in una società agricola ancora lontana dai grandi cambiamenti che la sconvolgeranno. Una specie di “I Promessi Sposi” mantovano, come ha scritto qualcuno, ma scritta in modo leggero e preciso e che, visto il successo, avrà un seguito dal titolo Adulterio mantovano. Un libro che parla di piccole cose come se fossero grandi e tratta temi importanti in modo lieve.

Quel che vide il Màt Cùssi (1992) di Fausto Coen – è un piccolo romanzo su grandi temi come la cultura ebraica e la Shoah. E’ un modo per entrare nel mondo degli ebrei mantovani, una comunità tra le più importanti in Italia (non dimentichiamo che a Mantova esiste una delle biblioteche in lingua ebraica più significative del mondo fuori da Israele) e che come tutte le altre ha subito i colpi dello sterminio durante la Seconda Guerra mondiale. Una storia ambientata nelle zone del ghetto mantovano e al cimitero ebraico in una Mantova che non ha avuto un Giardino dei Finzi-Contini e un Giorgio Bassani a raccontare questo particolare aspetto culturale.

Canto XX Divina Commedia (XIV secolo) di Dante Alighieri – è la migliore descrizione di Mantova e del suo territorio che si possa trovare. Provate a seguire il Mincio che esce dal Garda come l’acqua che tracima da una vasca da bagno e scende prima correndo (anche se parlare di corsa per il fiume mantovano è un po’ azzardato) poi rallentando fino a buttarsi nel Po. Una vista a volo d’uccello e una sintesi della storia di Mantova assolutamente da non perdere: la dimostrazione, anche in assenza di documenti, che Dante sia passato da Mantova e che l’abbia amata profondamente.

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5 stranezze o curiosità sul Santuario delle Grazie

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Non puoi essere considerato un mantovano se non sai cosa succede il 15 di Agosto al Santuario delle Grazie. La tradizione prevede di arrivare di mattina prestissimo alla Fiera, partecipare alla messa e poi mangiare il panino con il cotechino. Questo spuntino è uno dei rivelatori attivi di mantovanità: se riesci a mangiartelo anche con 40 gradi all’ombra sei davvero di Mantova. Eppure questa è solo una delle tradizioni delle Grazie un borgo minuscolo che durante i tre giorni della festa dell’Assunta ospita quasi 150.000 visitatori. Ma oggi vorremmo ricordarvi almeno 5 stranezze o curiosità legate al Santuario delle Grazie sia per i turisti che vengono da fuori, sia per i mantovani che a volte non le conoscono o le hanno dimenticate. Partiamo proprio dal sagrato. Continua a leggere

5 luoghi per ritrovarsi in una Mantova oscura

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Mantova non è di solito associata all’oscurità se non a quella temporanea della nebbia (e non ci sono più le nebbie di una volta) a differenza della leggenda nera di Torino. Eppure anche da noi possiamo individuare dei luoghi oscuri vuoi per le leggende cui sono associati, vuoi per le storie di prigioni o alchimia, vuoi per il loro essere legati al Sacco di Mantova. Basta poco quindi per ritrovarsi in una Mantova oscura e per viaggiare con la fantasia provando ad immaginare storie, personaggi e vicende di una città che non esiste più o che forse non è mai esistita. Eccovi allora un itinerario in 5 passi alla scoperta della Mantova oscura.
Si ringrazia per il suggerimento di questa cinquina Massimiliano Boschini.

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Nel giorno di San Lorenzo 5 anni fondamentali per la Rotonda

E’ la chiesa più amata dai mantovani e più frequentata dai turisti che spesso la scambiano per un battistero. La Rotonda di San Lorenzo è un meteorite romanico al centro di Mantova, città che invece vive più di gotico e rinascimento. La storia millenaria di questa chiesa è legata in particolar modo a Matilde di Canossa che, secondo la tradizione, ne volle la costruzione nelle forme del Santo Sepolcro di Gerusalemme per sciogliere un voto fatto dal padre Bonifacio e non realizzato a causa della sua morte improvvisa. Eppure in questi 934 anni dalla sua costruzione possiamo individuare almeno 5 date fondamentali per ripercorrerne le vicende. Continua a leggere

Andar per le città ideali: un invito al viaggio nell’utopia

Bel libro questo di Fabio Isman inserito all’interno di una collana del Mulino dal titolo Ritrovare l’Italia (ci torneremo in futuro per altri volumi). Si tratta di un viaggio tra le città ideali che punteggiano l’Italia e che nascono dall’idea tutta rinascimentale di realizzare luoghi a misura d’uomo. Nel testo si parte dalle più famose e note come ad esempio la nostra Sabbioneta (forse però uno dei capitoli più deboli del libro*), Pienza o Palmanova per arrivare a luoghi meno noti ma altrettanto ricchi di fascino come ad esempio Terra del Sole (in Romagna nel comune di Castrocaro) o villaggi operai come quelli di San Leucio a Caserta, Crespi d’Adda oppure Rosignano Solvay. Continua a leggere

5 commenti su Mantova che non trovate su Trip Advisor

Mantova non ha mai goduto di commenti molto positivi da parte dei viaggiatori o di chi vi ha soggiornato. O meglio si va da quelli entusiastici come nel caso di Torquato Tasso o a quelli tombali come per Benvenuto Cellini o Charles Dickens. In effetti il clima non è dei migliori e nei tempi andati era facilissimo prendere la febbre terzana o quartana come capitò anche a Carlo Goldoni o altre malattie dovute, come nel caso di Casanova, a frequentazioni allegre e poco sicure. Certo se fosse già esistito Trip Advisor alcuni di questi commenti non avrebbero deposto a favore di Mantova ma sarebbero sicuramente stati controbilanciati dagli altri. Sarebbe interessante che ogni autore sbarcato a Festivaletteratura in queste 20 edizioni ci avesse lasciato la sua opinione sulla città: avrebbe fatto la felicità dei turisti e di chi scrive guide letterarie. Eccovi allora 5 commenti su Mantova che non troverete su Trip Advisor. Continua a leggere

5 ramarri o salamandre a Palazzo Te tra soffitti, camini e affreschi

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La salamandra (o il ramarro come sarebbe più corretto chiamarlo dal punto di vista araldico) è una delle imprese più note di Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d’Este e del marchese Francesco II Gonzaga. Questo piccolo animaletto lo si trova un po’ dappertutto a Palazzo Te, la villa estiva realizzata da Giulio Romano poco fuori dalle mura di Mantova, sull’isola del Tejeto. A volte la salamandra sbuca dai soffitti oppure scende dai camini, la si trova affrescata sulle pareti oppure sul pavimento. Non sempre è accompagnata dal cartiglio che riporta il motto in latino “Quod huuic deest me torquet” (ciò che a lei manca mi tormenta). Ebbene perché non ci divertiamo a scoprire le 5 salamandre che occhieggiano nell’appartamento di Federico II Gonzaga a Palazzo Te? Ecco dove le potete trovare. Continua a leggere

San Giacomo: un santo, una chiesa scomparsa, un ponte e una cancellata

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Oggi 25 luglio è la festa di San Giacomo il maggiore, il santo dei pellegrini, quello di Santiago de Compostela che richiama migliaia di persone ogni anno sul cosiddetto Cammino (qui potete trovare le informazioni da wikipedia e sul sito Unesco) e che ha tra i suoi attributi il bordone (il bastone da viaggio), il mantello, il cappello e soprattutto la conchiglia detta in italiano cappasanta e in francese coquille saint Jacques. Anche a Mantova c’era una chiesa di San Giacomo che si trovava nei pressi del Rio, al termine dell’attuale corso Pradella. Continua a leggere

Baruffe chiozzotte da non perdere al Teatro Romano

Le baruffe chiozzotte in prima nazionale al Teatro Romano sono uno spettacolo da non perdere, per il ritmo, il divertimento che si intuisce degli interpreti e la musicalità della lingua veneziana e del dialetto chioggiotto. Non ci si lasci fuorviare dalla scenografia essenziale con alcune pedane in legno, delle sedie e dei teloni grezzi a fare da quinte: spesso queste scelte minimaliste preludono a rivisitazioni moderne che nulla hanno a che vedere con il testo originale. Invece qui è il contrario: basta che entrino in scena le attrici per portarci nei campielli di Chioggia e in quella civiltà della conversazione in strada che ci fa sentire in Italia con le donne e i vecchi seduti fuori dalla porta a raccontarsela. Basta che si alzino i teli dello sfondo e sono le vele che annunciano l’arrivo di una tartana e siamo al porto con i pescatori che rientrano dal mare e la litania dei nomi veneti del pescato. Basta che scendano le lenzuola dall’alto e ci si ritrova nei campielli di laguna dove si stende il bucato tra una casa e l’altra e il filo funziona ancora una volta come telegrafo per notizie e conversazioni.
Riuscita anche la scelta dei costumi e, superato il primo scoglio del veneziano stretto (per non parlare del chioggiotto) si è portati a seguire con piacere la musicalità della lingua e ci si perde nei dialoghi davvero ritmati.
Ottimo il cast di attrici e attori che sono perfetti per i loro personaggi, ottima la coreografia dei movimenti che dimostra un notevole lavoro di preparazione e una regia attenta al dettaglio. Si aggiungano poi le musiche e il ballo, soprattutto quello finale, che chiude in gloria questa commedia di Carlo Goldoni, davvero una delle più riuscite del commediografo veneziano.
Un’ultima notazione: nella vita per baruffare occorre essere almeno in due e non andare d’accordo. Per ricreare sulla scena la stessa sensazione occorre invece non solo essere in piena sintonia ma soprattutto aver provato talmente tanto da riuscire a simulare un’assoluta naturalezza come nella commedia dell’arte. Questo è quello che si è visto sul palco del Teatro Romano grazie ad un ottimo cast e ad una regia perfetta. Uno spettacolo pienamente riuscito.
Estate Teatrale Veronese
(Spettacolo visto giovedì 20 luglio 2017)

Giacomo Cecchin